sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

cagliaritoday.it, 3 agosto 2025

Irene Testa, Garante dei detenuti, denuncia la decisione unilaterale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e l’assenza di confronto con le istituzioni sarde: “Carceri al collasso, mancano i farmaci elementari ma ci fanno diventare una sub-colonia per il turismo penitenziario”. La decisione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) di trasferire 92 detenuti in regime di 41 bis nel carcere di Uta, senza consultare le istituzioni sarde, ha scatenato una dura reazione. I vertici delle carceri sarde, insieme al provveditore regionale, hanno disertato l’audizione congiunta delle commissioni Lavoro e Sanità del Consiglio regionale, convocata per discutere l’impatto di questa scelta. Un’assenza che ha alimentato sospetti di ordini diretti dal ministero della Giustizia, come denunciato dalle presidenti delle commissioni, Camilla Soru e Carla Fundoni: “Lo Stato si sottrae al dialogo, un fatto gravissimo”.

Irene Testa, Garante regionale dei detenuti, ha definito la mossa del Dap “un atto di prepotenza”. “È inaccettabile che si decida unilateralmente di fare della Sardegna la regione con il più alto numero di detenuti in 41 bis”, ha dichiarato Testa. “A Uta mancano fondi per acquistare due frigoriferi e spesso scarseggiano i farmaci, ma si sceglie di trasferire altri 92 detenuti da altre regioni, trasformando l’isola in una subcolonia per il turismo penitenziario”. La Garante ha sottolineato le condizioni già critiche del carcere di Uta, con 685 detenuti a fronte di una capienza di 561 posti, 140 agenti di polizia penitenziaria sotto pressione e carenze croniche di personale medico e farmaci.

La governatrice Alessandra Todde aveva già espresso preoccupazioni il 18 giugno, scrivendo al ministro della Giustizia Carlo Nordio per evidenziare i rischi per la sicurezza, la sanità e la tenuta sociale dell’isola. La decisione, comunicata dal direttore generale del Dap Ernesto Napolillo a varie autorità locali, è stata percepita come una forzatura istituzionale. L’ipotesi di ampliare la struttura con moduli container, prevista dal piano carceri di Nordio, è stata criticata da Testa come “non adatta alle esigenze delle persone” e lesiva della dignità umana.

Il sovraffollamento delle carceri sarde, con 2.224 detenuti contro una capienza di 2.617 posti, è aggravato dalla presenza di molti detenuti con patologie psichiatriche e tossicodipendenze, spesso privi di cure adeguate. A Uta, il 32% in più di detenuti rispetto alla capienza regolamentare crea tensioni e condizioni di vita disumane, con celle prive di arredi e coperte insufficienti. La Sardegna, con 93 detenuti in 41 bis già a Bancali, rischia di diventare il principale hub italiano per il carcere duro, sollevando timori di infiltrazioni mafiose.

Le commissioni regionali hanno annunciato che il Consiglio continuerà a chiedere un tavolo di confronto con il governo per affrontare l’emergenza. Il Movimento 5 Stelle prepara un’interrogazione parlamentare per chiarire la vicenda. La tensione tra Stato e Sardegna resta alta, con un sistema penitenziario al collasso e un dialogo istituzionale che appare sempre più difficile.