sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Virginia Piccolillo

Corriere della Sera, 3 giugno 2022

Giandomenico Caiazza, presidente dei penalisti italiani: togliere autoreferenzialità ai magistrati che, ora per un motivo ora per un altro, non accettano valutazioni esterne. Domenica 12 giugno si potrà votare, insieme alle Amministrative, sì o no su cinque referendum centrati sulla giustizia. A promuoverli sono stati il Partito radicale e la Lega. Il via libera della Cassazione è arrivato il 29 ottobre scorso, quello della Corte costituzionale il 15 febbraio. I quesiti riguardano se abrogare parte della legge Severino; se abolire la raccolta delle firme per presentare la candidatura al Csm; se ridurre i reati per cui è previsto il carcere; se separare le carriere dei magistrati; se consentire ai non togati di valutare i magistrati. Questa è la prima di una serie di puntate per spiegare i quesiti e le diverse posizioni

Giandomenico Caiazza, da presidente dei penalisti italiani, cosa voterà sul quarto quesito, quello sulle “pagelle” ai magistrati?

“Voterò sì. Per abrogare la legge del 2006 e consentire anche ad avvocati e professori universitari che, peraltro già siedono nei Consigli giudiziari, di dare pareri sulla professionalità dei magistrati”.

Perché?

“Mi pare ovvio che ogni valutazione debba basarsi anche sul giudizio degli avvocati. Escluderli mi sembra il classico riflesso di una scelta corporativa che vede l’avvocato come ospite e non come protagonista della giustizia”.

Più come ospiti siete visti come controparte. Non è così?

“I magistrati lo dicono. Ma è una delle obiezioni più assurde”.

Non potreste trovarvi a valutare il giudice che ha condannato un vostro cliente o che lo giudicherà?

“Ma questa è una visione romanzesca. Pensiamo a Roma. Come si può pensare che tre avvocati chiamati a esprimere giudizi su centinaia di magistrati possano trovarsi valutare proprio quello con cui hanno avuto un processo?”.

Forse a Roma no. Ma in provincia?

“Se è per questo, il rischio è anche quello contrario”.

Ovvero?

“Di trovare un avvocato pavido che voglia ingraziarsi il giudice”.

Cosa risolve questa riforma?

“Toglie quell’elemento di autoreferenzialità ai magistrati che, ora per un motivo ora per un altro, non accettano valutazioni esterne”.

Non c’è già nella riforma Cartabia in discussione al Senato?

“Il quesito, che non è farina di noi penalisti, è stato scritto prima di quella riforma. Ma comunque, dato che la Cartabia è una legge delega, arriva prima il referendum. E quindi ben venga”.

C’è il rischio del mancato quorum. Come lo vede?

“Il referendum è una scadenza elettorale della democrazia diretta. Dovrebbe essere accompagnato da un’informazione capillare che spieghi anche questo: non andare votare ha peso equivalente a votare no”.