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di Maria Teresa Indellicati

Corriere di Romagna, 30 giugno 2022

“Da tempo sono convinto, insieme a mia madre e ai miei fratelli, che mettere oggi in carcere Giorgio Pietrostefani, condannato per l’omicidio di mio padre, non abbia più molto senso, perché è passato mezzo secolo e perché si tratta di una persona anziana e molto malata”. Così Mario Calabresi nel giorno in cui la Francia ha negato l’estradizione per l’ex militante di Lotta Continua, condannato in Italia come uno dei mandanti dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi.

Calabresi, è notizia di oggi: la Corte d’appello francese ha negato l’estradizione per 10 ex terroristi, fra cui Giorgio Pietrostefani, condannato in Italia come uno dei mandanti dell’omicidio di suo padre...

“Sono sereno: è da tempo che con mia madre e i miei fratelli siamo convinti che portare in carcere oggi Pietrostefani non abbia senso: dopo cinquant’anni il mondo è cambiato, lui è anziano e malato, e che vada in carcere in Italia non cambierebbe le nostre vite. Varrebbe molto di più invece la verità: chi si è macchiato di reati gravissimi, oggi dovrebbe avere il coraggio di fare luce su quanto è accaduto, ammettendo le proprie responsabilità e chiarendo le zone d’ombra”.

Si tratta di una decisione politica?

“Non lo penso. È notevole però che dopo la decisione di Macron e del suo ministro della Giustizia di rivedere l’estradizione, un atto simbolico importante, la scelta di oggi non tenga conto neppure delle differenze fra i vari accusati… È un passo indietro, che garantisce l’impunità a chi si è macchiato di reati di sangue, ed è una costante nel sistema giuridico francese, che tende a trovare una giustificazione e una copertura storica a degli assassini”.

Voi vi occuperete di voci dalla guerra: oggi, la notizia che Svezia e Finlandia entreranno nella Nato...

“È la scelta di due paesi vicini alla Russia che, dopo quanto successo all’Ucraina, voglio mettersi sotto l’ombrello della Nato perché pensano possa proteggerli. È molto triste: parliamo di stati infatti che avevano fatto della neutralità una bandiera, e sono costretti a mettersi in un’alleanza militare…”.

L’incontro di oggi però non riguarderà la geopolitica...

“Si tende molto a tracciare scenari, strategie, numeri. Noi invece parleremo della sofferenza delle popolazioni civili, dei milioni che hanno dovuto lasciare il proprio paese e vagano in Europa, oppure di quelli che entrano in un supermercato e vengono uccisi dai missili. Questo mi sconvolge, che ci sia una guerra in Europa alla stessa distanza da Milano a cui si trova Reggio Calabria, una guerra che ci riguarda, perché riguarda tante persone che vivono fra noi. Il nostro contributo è raccontarla: con Chora e Altre/Storie, declinando temi di attualità attraverso le vicende di esseri umani, penso alla “storia degli eventi” di Bloch, di Simon Schama, da cui rimasi folgorato all’Università. Non possiamo ragionare solo di Putin o Zelenski: con razionalità, senza lasciarci travolgere dal sentimento, è nostro dovere indagare le conseguenze dei grandi fatti storici sulle persone, sul loro passato e sul loro futuro. Per comprendere meglio anche la grande storia”.