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di Domenico Grillone


noidicalabria.it, 17 dicembre 2019

 

In Regione l'indice dei femminicidi è il secondo più alto d'Italia. La Calabria risulta essere la seconda regione italiana a più alto indice di femminicidio in rapporto alla popolazione femminile, preceduta dal Trentino Alto Adige (0,41 donne uccise l'anno ogni 100mila donne residenti).

È solo uno dei dati, decisamente inquietanti, presenti nel primo Rapporto sulla violenza di genere in Calabria, realizzato dall'Osservatorio Regionale sulla violenza di genere grazie all'indagine Istat sui Centri anti violenza e ai dati amministrativi del Ministero dell'Interno, presentato nella sala Calipari del Consiglio regionale.

Un lavoro ragguardevole, realizzato grazie all'impegno costante di Mario Nasone e Giovanna Cusumano, rispettivamente coordinatore e vicecoordinatore dell'Osservatorio che per elaborare il rapporto si sono avvalsi, tra l'altro, della preziosa collaborazione del gruppo di monitoraggio attivato dallo stesso Osservatorio con la consulenza della prof.ssa Giovanna Vingelli, ricercatrice dell'Università della Calabria e del dottore Domenico Tebala dell'Ufficio territoriale Istat.

Per quanto riguarda le denunce, in Calabria il numero dei reati commessi è aumentato (da 1.746 del 2014 a 1.893 nel 2018), il 71% di vittime sono di sesso femminile e 83% sono italiane, il reato più frequente è, a differenza del dato italiano, quello degli atti persecutori (663, 35% sul totale) seguito dai maltrattamenti contro familiari e conviventi (612, 32% sul totale).

In particolare il reato delle violenze sessuali sono il 5% dei reati commessi (101), in diminuzione rispetto al 2014 (-22%) e contro le donne per il 90% mentre in Italia rappresentano il 10% dei reati commessi (4.887), ma in aumento rispetto al 2014 (+15%) con il 92% di vittime femminili.

In Calabria il numero dei condannati è pari a 318 casi (+6% rispetto al 2014), soprattutto per maltrattamenti in famiglia o verso i fanciulli (99, 31,1% sul totale, +20% rispetto al 2014) e per percosse (61, 19,2% sul totale, +58% rispetto al 2014).

Da non trascurare il numero di condannati per omicidio consumato (51, 16% sul totale) anche se in diminuzione rispetto al 2014 (-27%) e per violenza sessuale che è invece in crescita (46, 14,5% rispetto al totale, +9% rispetto al 2014). In Italia nel 2017 si è raggiunta quasi la quota di 10mila condannati. La tipologia di reato più frequente nel triennio 2014-2017 è quella dei maltrattamenti in famiglia o verso i fanciulli (3.153, 34,2% sul totale, +23% rispetto al 2014) seguita dalla violenza sessuale (1.871 casi, 20,3% sul totale, +17% rispetto al 2014).

Altri dati contenuti nel rapporto indicano che circa il 31% dei calabresi ritiene accettabile la violenza nella coppia almeno in alcune circostanze (media italiana 25%); a una donna che ha subito violenza da parte del proprio compagno/marito, il 59% della popolazione calabrese consiglierebbe di denunciarlo (media italiana 64,5%) e il 32,2% di lasciarlo (media italiana 33,2%), ma solo il 13,8% indirizzerebbe la donna verso i centri antiviolenza (media italiana 20,4%), il 10,9% le consiglierebbe di rivolgersi ad altri servizi o professionisti (media italiana 18,2%) e solo lo 0,3% suggerirebbe di chiamare il numero verde 1522 (media italiana 2%)

il 13,2% dei calabresi ritiene che spesso le accuse di violenza sessuale sono false (media italiana 10,3%) e il 4,2% che non è una violenza se un marito/compagno obbliga la moglie/compagna ad avere un rapporto sessuale contro la sua volontà (media italiana: 1,9%).

Ed ecco i territori nei quali sono avvenuti i femminicidi: la provincia con il maggior numero di donne uccise è Cosenza n.12; a seguire Reggio n. 8; Crotone n. 3; Vibo Valentia n. 1; Catanzaro n. 1. Nella provincia di Cosenza sono avvenuti il 48% dei femminicidi della Regione e nella provincia di Reggio Calabria il 32%.

"Le caratteristiche, le dinamiche dei femminicidi, le età delle donne uccise, la relazione tra vittima ed autore del delitto - si legge nel rapporto - sono sovrapponibili a quelle del resto d'Italia". Per ultimo una riflessione che mette in guardia dalle facili deduzioni che si possono trarre ad una lettura superficiale del rapporto:

"Che la prima regione a più alto indice di femminicidio sia il Trentino e la seconda sia la Calabria, la prima del nord e la seconda del sud, che ogni anno il maggior numero di femminicidi avvengano in Lombardia, dimostrano che il fenomeno pervade l'Italia in modo omogeneo.

Ricercare da parte di alcuni, nei casi di femminicidio al sud, specificità sociologiche nella supposta cultura retrograda del sud è fuorviante e pregno di luoghi comuni e pregiudizi. Penso soprattutto alle giovanissime.

Le ragazze del sud ascoltano le stesse canzoni delle ragazze del nord, vestono alla stessa maniera, usano gli stessi linguaggi, condividono le stesse passioni e gli stessi sogni. Vivono le stesse dinamiche sentimentali ed affettive. Credere che gli atti di violenza nei loro confronti siano espressioni di arretratezza del sud è assolutamente sbagliato ed un modo sbrigativo per relegare il fenomeno a espressioni marginali del Paese e liquidarlo con faciloneria.

Le ragioni del femminicidio, invece, come dimostrano i dati riferiti dall'Onu e come dichiarano le Convenzioni Internazionali stanno nei rapporti diseguali tra i generi, storicamente e culturalmente determinati in ogni parte del mondo. È un fenomeno universale, strutturale ed antico".