sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Manuela Perrone

Il Sole 24 Ore, 23 maggio 2025

Il presidente del Cnel Renato Brunetta rilancia il progetto “Recidiva zero”. Scuola, formazione e mestieri per ridare speranza e futuro. Da “luogo delle ombre”, dove la società si illude di confinare le sue devianze e le sue “proiezioni distopiche”, il carcere può diventare “spazio che produce speranza”. Con la scuola, la formazione e il lavoro come strumenti per combattere lo stigma e spalancare alternative al crimine, dando piena attuazione all’articolo 27 della Costituzione nella parte in cui stabilisce che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato.

“Conviene a tutti”, assicura il presidente del Cnel, Renato Brunetta, intervenendo al Festival dell’Economia di Trento per raccontare il progetto “Recidiva zero”, partito a giugno 2023 dalla collaborazione tra il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e il ministero della Giustizia guidato da Carlo Nordio. Che le condizioni del sistema penitenziario rappresentino anche un fallimento economico è scritto nei numeri.

“In Italia - spiega Brunetta - abbiamo quasi 60 milioni di abitanti e una popolazione carceraria di oltre 6imila persone. Il sovraffollamento nei 189 istituti di pena rende spesso indecente la qualità della vita. Come se non bastasse, spendiamo più di tre miliardi l’anno per tenere in piedi un sistema che non funziona, “perché circa sette detenuti su dieci tornano in carcere”. Da qui è nato “Recidiva zero”, forte “degli studi che dimostrano come “se si fa scuola, formazione e lavoro dentro il carcere e fuori dal carcere la recidiva precipiti dal 70% mediamente al 2%”.

I dati attuali non confortano: solo un detenuto su tre risulta coinvolto in corsi di istruzione; altrettanti in attività lavorative, che però spesso sono quelle svolte alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, di scarsa utilità una volta varcata in uscita la soglia degli istituti di pena. Di molti stranieri, il 31% della popolazione carceraria, non si sa il titolo di studio. “Un capitale umano che non conosciamo, ma che potrebbe essere formato e impiegato utilmente”. Brunetta cita gli informatici, “che le aziende e la Pa si contendono” e rilancia l’idea di trasferire nelle carceri call center e contact center. Con l’effetto positivo aggiuntivo di centrare anche un altro obiettivo: “Connettere e cablare tutti i penitenziari”.

Un punto è chiaro: per vincere la sfida servono azioni di sistema, oltre all’applicazione dei contratti collettivi nazionali e al riconoscimento di giuste retribuzioni. Interventi che guardino innanzitutto “ai 6-7mila detenuti che hanno una pena residua di un anno e che quindi stanno per uscire”. Insegnare loro un mestiere spendibile fuori significa regalare loro “qualcosa da perdere”, un disincentivo a tornare a delinquere.

Punta non a caso a disegnare una politica pubblica nazionale sul lavoro in carcere il disegno di legge presentato in Parlamento e messo a punto dal Cnel dopo il confronto con tutti gli attori coinvolti, dai protagonisti del sistema penitenziario a datori di lavoro, sindacati e associazioni. Se ne riparlerà il 17 giugno alla seconda giornata nazionale dedicata al progetto, in programma stavolta al Dap. “La rieducazione - ha concluso Brunetta - è l’unico strumento che può disarmare la vendetta e la devianza”. Il solo che può evitare di materializzare le ombre e le angosce che albergano in ciascuno di noi, come accade nel film Solaris di Tarkovskij. E fare largo alla luce.