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di Mariano Messineo

La Sicilia, 10 ottobre 2026

L’ipotesi del suicidio non convince, la Procura indaga: effettuata l’autopsia. Si sarebbe impiccato in una cella del carcere di Caltagirone, in cui si trovava in custodia cautelare per l’aggressione, di cui si sarebbe reso responsabile, ai danni di un carabiniere, rimasto ferito. Ma i familiari vogliono vederci chiaro. Emanuele Blandini, 28 anni, di Scordia, è morto lo scorso 26 settembre all’interno dell’istituto penitenziario. Da allora i genitori e il fratello Francesco non possono darsi pace. E hanno incaricato il Gruppo Fast Risarcimenti (Gfr srl) di Bologna di assisterli nella gestione di tutti gli aspetti connessi alla vicenda che, secondo loro, presenta contorni oscuri. Nominato pure un legale di fiducia: si tratta dell’avvocato Giuseppe Carrubba, del Foro di Siracusa.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltagirone, coordinata da Rosanna Casabona, ha aperto un fascicolo sulla vicenda, disponendo l’esame autoptico, quale accertamento tecnico non ripetibile, eseguito lo scorso 2 ottobre nell’istituto di Medicina legale dell’università di Catania. “Faremo il possibile per chiarire le cause di questa tragedia - dichiara la dott. Casabona - È inammissibile, in un Paese civile, un altro suicidio in carcere”.

La famiglia del 28enne di Scordia auspica che l’indagine in corso “faccia piena luce su quanto accaduto e sulle condizioni di custodia e di assistenza in cui il giovane si trovava”. “Andremo avanti - sottolinea, in particolare, il fratello Francesco - sino a quando non sapremo con certezza che cosa è successo e sino a quando, quindi, ogni nostro dubbio non verrà fugato. Prima di allora non ci rassegneremo in alcun modo”.

Emanuele avrebbe attraversato pure momenti di fragilità mentale, tentando tre volte il suicidio, come riferisce il padre. “Per lui - prosegue il genitore - non serviva il carcere, ma una struttura apposita”. Francesco ricorda, con le lacrime agli occhi, “la sua passione per la meccanica delle auto”. Gfr esprime “vicinanza ai familiari in questo momento di profondo dolore” e sottolinea che “spetta esclusivamente all’autorità giudiziaria accertare fatti e responsabilità. Per rispetto del dolore dei congiunti e dell’attività investigativa - conclude la nota diffusa dalla società che assiste la famiglia del giovane deceduto all’interno della casa circondariale - non saranno diffusi ulteriori dettagli sino alla conclusione delle indagini preliminari”.