di Marta Occhipinti
La Repubblica, 26 febbraio 2025
La preside e gli studenti detenuti, lezione nel carcere di Caltagirone: “Potere leggere ci rende liberi”. È il progetto “Liberi di leggere” che propone una serie di incontri fra scrittori e persone ristrette nell’istituto penitenziario. Il teatro del plesso centrale della casa circondariale Noce di Caltagirone è una sala con un grande palco. Eppure le sue pareti lo rendono infinitamente piccolo per contenere il mondo sognato da Federico, studente detenuto della classe carceraria dell’istituto “Cucuzza-Euclide”, marito e padre di un bambino di 4 anni. “Quando ci chiudono qui dentro i veri prigionieri diventano i nostri familiari. Studiare è il mio esercizio di libertà per essere migliore”, dice davanti ad alcuni sui compagni seduti in platea ad ascoltarlo mentre intervista la preside del quartiere Sperone-Brancaccio di Palermo, Antonella Di Bartolo, ospite del quinto incontro tra scrittori e studenti-ristretti per il progetto “Liberi di leggere”. “Vuota è la vita che si nutre solo di realtà”, ricorda agli studenti la preside Di Bartolo citando la chiosa del suo libro “Domani c’è scuola”.
Da dicembre gli studenti ristretti hanno letto e commentato il libro della dirigente per riflettere su temi come il cambiamento, la stima in se stessi e la separazione dai familiari. La storia di Gabriel, bambino dello Sperone che a soli tredici anni iniziò a sniffare benzina dopo l’arresto del padre, ha colpito tanti detenuti. Come Enrico, una pena pluriennale da scontare e un figlio, lasciato all’età di 2 anni, che è riuscito a riconquistare facendo una colletta coi compagni per una playstation con cui videochiamarsi nei momenti di colloquio. “Ho causato sofferenza nella vita di mio figlio, ne sono consapevole - racconta - Ma ho fatto di tutto per sentirlo, per vederlo accanto a me. Anche se a distanza”.
Leggere, riflettere, riscoprire le proprie emozioni. A questo mira il progetto “Liberi di leggere” nella classe carceraria dell’istituto Noce, prima in Italia ad avere aderito al progetto nazionale “Libriamoci”. Il carcere di Caltagirone ha ospitato per la terza volta in presenza un incontro con l’autore, grazie alla rete di collaborazione tra scuola, carcere e la libreria Dovilio di Daniela Alparone. “La sfida di quest’anno è stata parlare di mafia e criminalità all’interno del carcere proprio con coloro che spesso colludono con certi modelli - dice Mariella Scarso, referente per la scuola “Cucuzza-Euclide” per la sezione carceraria - È stata un’esperienza educativa e unica per il contesto in cui si è svolta”.
Nella sala teatrale ad ascoltare la preside Di Bartolo, c’erano anche alcuni studenti dell’istituto professionale “Cucuzza-Euclide”. “Il progetto di lettura e ragionamento condivisi contribuiscono ad arricchire l’offerta formativa della nostra scuola - dice Paola Affettuoso, docente di Lettere dell’istituto e promotrice dell’iniziativa - Il grande potere della lettura è quello di tirare fuori le emozioni. Lettura e scrittura poi creano solidarietà: quando leggi scopri che non sei solo, che appartieni a qualcosa. Così è stato per i nostri studenti ristretti che hanno messo in pratica il vero aspetto rieducativo del carcere: quello che possa instillare in loro pensiero critico e capacità di scelta”.
Coi sui 430 detenuti, di cui oltre il 50 per cento iscritti in istituti secondari di primo e secondo grado, il carcere Noce di Caltagirone rappresenta una piccola eccellenza quanto a pratiche educative e di formazione. Oltre al diploma, gli studenti hanno possibilità di completare studi in discipline alberghiere, agrarie, professionali e artistiche.
“Durante il Covid, in una sola notte abbiamo rivoluzionato, grazie alla rete di cablaggio dell’istituto, l’attività degli studenti garantendo sempre il diritto allo studio - dice Giorgia Gruttadauria, direttore della casa circondariale Noce di Caltagirone e dell’Icat di Giarre - Non riesco a immaginare altro modello rieducativo in carcere se non partire dall’istruzione. Gli spazi per studiare e per attività culturali si trovano sempre, si devono trovare. È una delle nostre missioni”. Gli studenti-detenuti hanno regalato alla preside Di Bartolo un cuore con le ali realizzato con cartone e pezzi di tessuto usato. Dentro, un biglietto con scritto: “Grazie, donna coraggiosa”.











