di Michele Passione*
Ristretti Orizzonti, 3 maggio 2020
Francesco Basentini si è dimesso. Una buona notizia, fin troppo tardi. Presentatosi con linee guida il cui contenuto è già stato qui commentato in passato da chi scrive (in sintesi, tutto intra moenia), in totale adesione ideologica col Ministro che non sa, la sua epifania scolorisce in un balbettio telefonico in prima serata, incapace di dire quel che andava detto, a proposito della scarcerazione (per motivi di salute, per disposizioni introdotte nel codice del '30, non certo da questo Governo ipocrita) di detenuti di alta sicurezza (ed anche in regime differenziato).
A chi strumentalmente lo incalzava per censurare la bontà delle scelte che la magistratura aveva compiuto, l'oscuro (ex)Capo avrebbe dovuto dire che quelle decisioni erano legittime, giuste, in linea con quanto lo stesso Dipartimento aveva adottato, id est un catalogo di morbilità' da valutarsi tra i detenuti per l'eventuale applicazione di detenzioni domiciliari in surroga.
Non è stato così. Non pervenuto durante i terribili giorni di inizio marzo, mentre le prigioni italiane bruciavano e corpi senza nome venivano avvolti nei lenzuoli, non ha mai saputo accostarsi alle esigenze dei detenuti e di chi il carcere lo vuole in contatto col mondo. Così ritorna a Potenza, dove potrà dedicarsi al suo antico mestiere. Al suo posto Dino Petralia e Roberto Tartaglia.
Mentre il Governo corre ai ripari con decretazione di urgenza, che qualche benpensante non aveva fatto mancare la censura di "badanza" ai magistrati, ora obbligati a raccolta di pareri delle procure antimafia (art. 2 dl n. 28/2020) anche quando stai per crepare, la guida del Dipartimento passa in mano a due magistrati inquirenti, particolarmente versati e impegnati in materia di criminalità organizzata.
Ovviamente, com'è giusto che sia, auguriamo loro buon lavoro. Starà a loro dimostrare che il sistema è in grado di tutelare Diritti assolvendo a doveri; tra questi, il primo, quello di cui all'art. 27/3 Cost. Sarebbe bello se la risposta appena fornita con la loro nomina alla solita sguaiata narrazione mediatica, sapientemente alimentata dai cantori delle manette e dei braccialetti (introvabili), venisse accompagnata da altra scelta per altro incarico, magari scegliendo non solo (e sempre) tra la magistratura inquirente. Nel frattempo, tra gli avanzi di galera si contano i morti.
*Avvocato










