agenzianova.com, 22 agosto 2019
Decine di detenuti separatisti anglofoni e dell'opposizione in Camerun sono stati torturati dalle forze di sicurezza dopo essere stati trasferiti dal carcere di Kondengui, a Yaoundé, in seguito alla rivolta avvenuta il mese scorso. È quanto denunciato in un rapporto dall'organizzazione Human Rights Watch (Hrw). "Le autorità del Camerun hanno arrestato più di un centinaio di persone in segreto e torturato molte di loro tra il 23 luglio e il 4 agosto", afferma Hrw.
Il rapporto, che si basa sulla testimonianza di 14 detenuti e di diversi avvocati, denuncia gli abusi e le percosse subite dai detenuti nella struttura penitenziaria, trasferiti il giorno dopo la rivolta nella prigione centrale di Yaoundé, avvenuta il 22 luglio in segno di protesta contro il sovraffollamento, le condizioni di vita disastrose e i ritardi nei processi davanti ai tribunali. Il governo del Camerun ha annunciato lo scorso 3 agosto di aver interrogato 244 detenuti, una parte dei quali è stata in seguito condotta nella sede del segretariato di Stato per la difesa (Sed), il quartier generale della gendarmeria, a Yaoundé, dove sarebbero stati torturati.
Il mese scorso la polizia è intervenuta all'interno del carcere di Kondengui per reprimere una rivolta di detenuti che protestavano contro la repressione nei confronti del movimento separatista anglofono e delle cattive condizioni interne alla struttura. Nella rivolta sono rimaste ferite decine di detenuti. In un video filmato dai detenuti e caricato su Facebook, i manifestanti scandiscono lo slogan "Ambazonia libera!" e lanciano detriti contro le forze di sicurezza all'interno del carcere, mentre in sottofondo si odono colpi di arma da fuoco spari e si intravedono pennacchi di fumo. Secondo quanto riferito dall'emittente statale "Crtv", i detenuti hanno dato alle fiamme la biblioteca e un laboratorio situati all'interno della struttura. Il carcere, costruito nel 1969 per 1.500 persone, conta attualmente circa 9 mila detenuti, il 90 per cento dei quali non sono stati passati in giudicato. Un episodio simile è avvenuto pochi giorni dopo nel carcere di Buea, nella regione anglofona del Sudovest, dove le forze di sicurezza hanno sparato colpi d'arma da fuoco e lacrimogeni per ristabilire l'ordine.
Per quanto accaduto il governo del Camerun ha incolpato i sostenitori del leader dell'opposizione Maurice Kamto, attualmente agli arresti, per la rivolta avvenuta ieri all'interno del carcere di Kondengui, nella capitale Yaoundé. Stando a quanto riporta la stampa locale, un funzionario del governo, Jean Claude Tilla, ha visitato la struttura e ha puntato il dito contro i sostenitori del Movimento per la rinascita del Camerun (Mrc), definendoli gli istigatori della violenza. "Sappiamo che si nascondono dietro il problema anglofono per fomentare tali rivolte", ha detto Tilla. In una nota il vice portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, Farhan Haq, ha denunciato il mese scorso che più di 1,3 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria nelle regioni anglofone del Nordovest e del Sudovest del Camerun. Inoltre, si legge nella nota, circa 1.300 persone sono state sfollate soltanto la scorsa settimana in seguito ai nuovi attacchi che hanno provocato decine di morti fra i civili, mentre centinaia di case sono state date alle fiamme.
"La situazione continua ad essere caratterizzata da violazioni dei diritti umani diffuse", ha detto Haq, secondo cui, nonostante le crescenti esigenze, il Camerun resti una delle risposte umanitarie maggiormente sottofinanziate a livello globale. Nei mesi scorsi anche l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, aveva lanciato un avvertimento alla comunità internazionale sul rischio che la crisi in Camerun stia "sfuggendo" di mano e che la finestra per la riconciliazione si stia chiudendo.
In precedenza l'International Crisis Group (Icg) aveva riferito che almeno 1.850 persone sono state uccise e 530 mila sono state sfollate negli scontri negli ultimi 20 mesi, mentre sia il governo che i separatisti continuano a rifiutarsi di sedersi al tavolo dei colloqui. Le violenze nelle regioni anglofone del Camerun sono riesplose in concomitanza alle elezioni presidenziali dell'ottobre scorso, vinte dal presidente uscente Paul Biya che ha ottenuto la rielezione per un settimo mandato.
Nel discorso da lui pronunciato in occasione della cerimonia di giuramento, Biya ha promesso di trovare una via d'uscita al conflitto che da paralizza le regioni, dicendosi "certo che esista una via di uscita nell'interesse di tutti", ma indirizzando al contempo un messaggio di rigore ai militanti separatisti, "fautori della guerra" responsabili di "nuocere alla nostra unità nazionale promuovendo la secessione": chi non dimostrerà volontà di difendere il paese nella sua unità sarà fermato con ogni mezzo dal governo, ha detto Biya, "non solo in base al rigore della legge ma anche grazie alla determinazione delle nostre forze di sicurezza e difesa".
Le violenze sono scoppiate nel 2016 a causa della presunta emarginazione della comunità anglofona da parte delle autorità centrali di Yaoundé e si sono aggravate dopo che i separatisti hanno autoproclamato la Repubblica di Ambazonia.










