agenzianova.com, 25 luglio 2019
Un altro episodio di rivolta dei detenuti si è verificato oggi nel carcere di Buea, nel Camerun sud-occidentale. Lo riferiscono i media locali, secondo cui le forze di sicurezza hanno sparato colpi d'arma da fuoco e lacrimogeni per ristabilire l'ordine. Non è chiaro se vi siano delle vittime. L'episodio segue quanto avvenuto nella notte fra lunedì e martedì scorsi all'interno del carcere di Kondengui, nella capitale Yaoundé, dove sono state dispiegate le forze di sicurezza per reprimere una rivolta di detenuti che protestavano contro la repressione nei confronti del movimento separatista anglofono e delle cattive condizioni interne alla struttura.
Nella rivolta sono rimaste ferite decine di detenuti. In un video filmato dai detenuti e caricato su Facebook, i manifestanti scandiscono lo slogan "Ambazonia libera!" e lanciano detriti contro le forze di sicurezza all'interno del carcere, mentre in sottofondo si odono colpi di arma da fuoco spari e si intravedono pennacchi di fumo. Secondo quanto riferito dall'emittente statale "Crtv", i detenuti hanno dato alle fiamme la biblioteca e un laboratorio situati all'interno della struttura. Il carcere, costruito nel 1969 per 1.500 persone, conta attualmente circa 9 mila detenuti, il 90 per cento dei quali non sono stati passati in giudicato.
Per quanto accaduto il governo del Camerun ha incolpato i sostenitori del leader dell'opposizione Maurice Kamto, attualmente agli arresti, per la rivolta avvenuta ieri all'interno del carcere di Kondengui, nella capitale Yaoundé. Stando a quanto riporta la stampa locale, un funzionario del governo, Jean Claude Tilla, ha visitato ieri la struttura e ha puntato il dito contro i sostenitori del Movimento per la rinascita del Camerun (Mrc), definendoli gli istigatori della violenza. "Sappiamo che si nascondono dietro il problema anglofono per fomentare tali rivolte", ha detto Tilla. In una nota diffusa lunedì scorso il vice portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, Farhan Haq, ha denunciato che più di 1,3 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria nelle regioni anglofone del Nordovest e del Sudovest del Camerun. Inoltre, si legge nella nota, circa 1.300 persone sono state sfollate soltanto la scorsa settimana in seguito ai nuovi attacchi che hanno provocato decine di morti fra i civili, mentre centinaia di case sono state date alle fiamme. "La situazione continua ad essere caratterizzata da violazioni dei diritti umani diffuse", ha detto Haq, secondo cui, nonostante le crescenti esigenze, il Camerun resti una delle risposte umanitarie maggiormente sottofinanziate a livello globale.
Nei mesi scorsi l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha lanciato un avvertimento alla comunità internazionale sul rischio che la crisi in Camerun stia "sfuggendo" di mano e che la finestra per la riconciliazione si stia chiudendo. In precedenza l'International Crisis Group (Icg) aveva riferito che almeno 1.850 persone sono state uccise e 530 mila sono state sfollate negli scontri negli ultimi 20 mesi, mentre sia il governo che i separatisti continuano a rifiutarsi di sedersi al tavolo dei colloqui.
Le violenze nelle regioni anglofone del Camerun sono riesplose in concomitanza alle elezioni presidenziali dell'ottobre scorso, vinte dal presidente uscente Paul Biya che ha ottenuto la rielezione per un settimo mandato. Nel discorso da lui pronunciato in occasione della cerimonia di giuramento, Biya ha promesso di trovare una via d'uscita al conflitto che da paralizza le regioni, dicendosi "certo che esista una via di uscita nell'interesse di tutti", ma indirizzando al contempo un messaggio di rigore ai militanti separatisti, "fautori della guerra" responsabili di "nuocere alla nostra unità nazionale promuovendo la secessione": chi non dimostrerà volontà di difendere il paese nella sua unità sarà fermato con ogni mezzo dal governo, ha detto Biya, "non solo in base al rigore della legge ma anche grazie alla determinazione delle nostre forze di sicurezza e difesa". Le violenze sono scoppiate nel 2016 a causa della presunta emarginazione della comunità anglofona da parte delle autorità centrali di Yaoundé e si sono aggravate dopo che i separatisti hanno autoproclamato la Repubblica di Ambazonia.










