di Elisa Manacorda
La Repubblica, 2 ottobre 2025
Una popolazione fragile e trascurata anche dal punto di vista sanitario. Che oggi è al centro di un accordo triennale tra Regione, Istituto Pascale, Aiom e Fondazione Aiom. Per portare screening, formazione e informazione negli istituti penitenziari. È una popolazione imponente: oltre 63 mila persone, di cui circa il 4 % donne e il 31% stranieri. Sono le persone che vivono un periodo della loro vita dietro le sbarre di un carcere italiano. Con infiniti problemi, a cominciare dal sovraffollamento (nel nostro paese la capienza ufficiale è pari a poco più di 51 mila posti). Ma anche la salute è un tema importante, se è vero che la condizione di non libertà incide profondamente sulla psiche e sul fisico, incentivando comportamenti non salutari come il fumo, l’abuso di alcol, la dieta scorretta o la sedentarietà. E poiché, secondo l’articolo 32 della Costituzione, questa va protetta come diritto fondamentale dell’individuo, è fondamentale che la collettività se ne faccia carico.
“I cittadini detenuti rappresentano una popolazione fragile anche dal punto di vista sanitario”, sottolinea infatti Francesco Perrone, Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom). In particolare, sia uomini che donne sono particolarmente esposti al pericolo d’insorgenza di neoplasie. Per questo, continua Perrone, abbiamo deciso di promuovere un progetto innovativo per accendere i riflettori su un aspetto poco considerato dell’assistenza e prevenzione oncologica. Si tratta di un accordo triennale in tema di prevenzione oncologica in ambito penitenziario fra la Regione Campania, l’Istituto Nazionale Tumori Irccs Fondazione Pascale, Aiom e Fondazione Aaiom, che prevede eventi d’informazione rivolti alla popolazione carceraria (ma anche al personale penitenziario), corsi di formazione e progetti di ricerca.
Una popolazione fragile - Oltre il 70% dei detenuti maschi fuma regolarmente e la metà di loro vorrebbe però smettere. Il 40% è invece sedentario e solo il 13% mangia regolarmente le cinque porzioni di frutta e verdura raccomandate. E se già nella popolazione generale l’adesione ai programmi di screening per la diagnosi precoce di alcuni tumori è largamente insufficiente, nella popolazione carceraria gli screening sono promossi in modo saltuario, per mancanza di personale, problemi burocratici e organizzativi, e una frammentazione a livello regionale.
Per questo l’adesione da parte dei detenuti non è sempre ottimale. E invece gli esami come la mammografia, la ricerca di sangue occulto nelle feci o l’Hpv test dovrebbero essere garantiti anche ai detenuti.
Agire sui fattori di rischio - Ecco allora il senso del progetto che parte in Campania. Contrastare il cancro anche nelle carceri italiane. A partire dalla prevenzione. “Oltre il 45% di tutti i decessi di tumore in Italia potrebbe essere evitato intervenendo sui principali fattori di rischio”, ricorda Maurizio di Mauro, Direttore Generale Istituto Nazionale Tumori Irccs Fondazione Pascale e coordinatore campano della Federazione Italiana delle Aziende sanitarie e ospedaliere-Fiaso. Questo progetto - aggiunge di Mauro - rappresenta un vero e proprio laboratorio per una sanità sempre più efficiente e vicina ai più deboli. E potrebbe diventare un modello da esportare su scala nazionale.
Il valore della collaborazione - Per raggiungere questo obiettivo serve però la collaborazione tra Istituzioni Sanitarie locali e l’Amministrazione Penitenziaria, aggiunge Giuseppe Nese, Coordinatore responsabile del Laboratorio territoriale di sanità penitenziaria “Eleonora Amato”. Per affrontare il cancro anche negli istituti di detenzione è assolutamente necessario il supporto qualificato di medici specialisti oncologi. Per questo il progetto prevede il supporto, oltre che di Aiom, anche dei principali centri di ricerca e cura del territorio, come l’Istituto Nazionale Tumori Irccs Fondazione Pascale.
“Il nostro istituto - spiega il direttore scientifico Alfredo Budillon - si impegna a fornire personale, adeguatamente formato, che andrà nelle carceri della Campania per promuovere attività di sensibilizzazione”. Tra i nostri obiettivi, conclude Budillon, c’è sempre stata la comunicazione medico-scientifica, per far capire a tutta la popolazione l’importanza di evitare gravi malattie come i tumori. Oggi questa deve coinvolgere anche chi possiede meno strumenti culturali, come la popolazione carceraria”.











