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di Veronica Riefolo

Il Mattino, 29 settembre 2026

Tra le iniziative in programma, formazione per imparare a conoscere saggi e volumi. Non solo libri sugli scaffali, ma biblioteche inserite nei percorsi di formazione e reinserimento, collegate con quelle pubbliche e affidate, nella gestione quotidiana, anche a detenuti appositamente formati. Riparte da qui il progetto delle biblioteche negli istituti penitenziari della Campania. Nella Sala Caduti di Nassirya del Consiglio regionale, al Centro Direzionale di Napoli, è stato rinnovato il Protocollo d’intesa per la promozione e la gestione dei servizi bibliotecari nelle carceri, che coinvolge quattordici istituti per adulti, due istituti penali minorili e il carcere militare di Santa Maria Capua Vetere.

L’accordo punta alla nascita del Polo delle Biblioteche Carcerarie Campane, al rinnovamento del patrimonio librario e al prestito interbibliotecario. Tra le iniziative anche lo “scaffale circolare”, con i libri direttamente nelle celle. “Il carcere è, per sua natura, un luogo di separazione. La biblioteca può diventare invece un luogo di connessione con la conoscenza, il territorio, le famiglie e la società nella quale la persona detenuta dovrà tornare”, sottolinea Massimiliano Manfredi, presidente del Consiglio regionale della Campania.

“È importante che il Protocollo non si limiti alla gestione dei libri, ma costruisca una rete con le biblioteche del territorio. Investire nella cultura significa investire nelle persone”. Il garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello richiama un dato: in Campania ci sono 301 detenuti analfabeti. “Il tema centrale è implementare quanto già fatto attraverso nuovi scaffali e corsi di formazione”. A Secondigliano, ricorda, è già attivo un polo universitario: “Ci sono 54 detenuti di alta sicurezza e 28 di media sicurezza impegnati in sette corsi dell’Università Federico II. Ma occorre incrementare i corsi di alfabetizzazione e quelli della scuola media”.

Il lavoro riparte dall’esperienza avviata nel 2021: corsi di formazione per bibliotecari, il progetto “Parole in circolazione. Liberiamo la cultura” e il contest “Cacciatori di libri”, che ha coinvolto trenta detenuti. La ricognizione ha però evidenziato la necessità di rinnovare parte delle raccolte. “Con il nuovo protocollo cambia soprattutto l’approccio alla gestione delle biblioteche carcerarie”, spiega Maria Pia Cacace, presidente dell’Aib Campania.

“La prima mappatura ha evidenziato un patrimonio librario in gran parte obsoleto. Ora vogliamo rafforzare le attività legate alla lettura: partirà la seconda edizione di “Cacciatori di libri”, dedicata alle emozioni”. Un’attenzione particolare sarà riservata alle madri con figli negli Icam, con programmi di lettura da zero a sei anni. “Le biblioteche carcerarie devono essere considerate veri presìdi di benessere, al pari di quelle pubbliche”.

Una funzione che riguarda anche il carcere militare. “La biblioteca per noi è una livella, ma una livella verso l’alto: davanti a un libro non esistono ceti, livelli o differenze, siamo tutti uguali”, osserva Giancarlo Sciascia, comandante dell’Organizzazione penitenziaria militare. “Grazie al supporto dell’Aib siamo riusciti a strutturare una biblioteca che già esisteva e ad affiancare alla lettura corsi di formazione”. Negli ultimi anni alcuni ristretti hanno partecipato anche a concorsi letterari ottenendo riconoscimenti. Il protocollo avrà durata annuale e prevede il coinvolgimento delle biblioteche pubbliche e degli enti del territorio. Il Consiglio regionale e il Garante finanzieranno con 4mila euro una parte delle attività affidate all’Aib Campania.