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di Samuele Ciambriello*

La Repubblica, 14 giugno 2026

Le carceri italiane continuano a rappresentare una delle principali emergenze del sistema della giustizia. Al problema endemico del sovraffollamento si sommano carenze strutturali, insufficienza di personale, difficoltà nell’accesso alle cure sanitarie e una crescente presenza di persone con dipendenze patologiche e fragilità psichiche. Un quadro che ci allontana sempre di più dal rispetto della funzione costituzionale della pena ex art. 27, fondata sul reinserimento sociale e sul divieto di trattamenti inumani e degradanti. I numeri aggiornati al 31 maggio 2026 confermano una situazione di forte pressione.

Negli istituti penitenziari italiani sono detenute 64.741 persone a fronte di una capienza reale di circa 45.000 posti. Il tasso di sovraffollamento supera così il 140%, con oltre 19.000 persone in più rispetto ai posti disponibili. La situazione appare ancora più critica in Campania. Nei 14 istituti penitenziari della regione risultano presenti 8.047 detenuti a fronte di una capienza reale di 5.004 posti. Il tasso di affollamento raggiunge il 160,8%, superiore alla media nazionale.

Nello scenario appena rappresentato, le donne detenute a livello nazionale sono 2.881, di cui 419 in Campania. I detenuti stranieri sono invece 20.350, circa il 31% del totale. In Campania, 943. Tra gli aspetti più delicati emerge, poi, quello delle dipendenze. Secondo i dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, oltre 20.000 detenuti presentano problematiche legate alla tossicodipendenza o ad altre forme di dipendenza, quasi un terzo dell’intera popolazione detenuta. In Campania, i detenuti tossicodipendenti censiti al dicembre 2025 sono 2.125. Solo a Poggioreale ne sono 853. A Secondigliano, 320. Complessivamente, nel 2025, nel carcere di Poggioreale sono passati 1453 detenuti tossicodipendenti, mentre nel carcere di Secondigliano 561.

Un altro dato che desta particolare preoccupazione è quello della salute mentale in carcere. A livello nazionale, i detenuti che soffrono di patologie psichiche sono circa 4.200. In Campania, se ne contano 565. Solo a Poggioreale vi sono ben 80 detenuti psicotici. Sul punto, è bene ribadire che l’abolizione dei manicomi non ha superato la problematica legata al disagio psichico dei reclusi. In Campania vi sono solo due Rems operative sul territorio, con soli 40 posti complessivi disponibili.

Sono allarmanti anche i dati riguardanti i minori. Nello scorso anno 21 minori sono stati accusati di omicidio, un centinaio di minori, invece, sono stati accusati di porto abusivo d’armi, tentata rapina e omicidio stradale. Che fare, aprire sempre e solo nuove carceri come ha fatto recentemente il Governo con l’apertura di tre nuovi istituti penali minorili: Lecce, l’Aquila e Treviso? Il sovraffollamento e le condizioni detentive continuano a riflettersi anche sugli indicatori di sofferenza più estremi. Il 2025 si è chiuso con 82 suicidi tra le persone detenute, uno dei dati più elevati mai registrati nel sistema penitenziario italiano. Nei primi mesi del 2026, fino a metà maggio, i suicidi sono già 24, di cui 4 in Campania. Un quadro come quello appena descritto non può essere ricondotto esclusivamente alla mancanza di posti, ma ad una scelta politica ben precisa. La scelta di ignorare la crescita della popolazione detenuta, l’aumento delle fragilità sociali e sanitarie degli istituti di pena, di limitare ulteriormente l’accesso alle misure alternative alla detenzione. Una scelta sistemica, che decide di continuare ad operare stabilmente oltre la propria capacità, con conseguenze dirette sulla qualità della vita detentiva e sulla tutela della salute delle persone recluse. La politica insegue sul carcere il consenso, il populismo penale e mediatico. Una scelta politica, d’altronde, che si è estesa anche alla gestione dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr).

Dal 25 aprile, in qualità di Portavoce dei Garanti regionali sul territorio nazionale, ho sostenuto una revisione radicale delle politiche migratorie, puntando su accoglienza, regolarizzazione e inclusione sociale. La prospettiva di aprire 6 nuovi Cpr (in Campania, a Castel Volturno, con un impegno di spesa pari a 41 milioni di euro, e poi in Trentino, Calabria, Toscana ed Emilia Romagna) e di incrementare l’ampliamento di quelli già presenti sul territorio (in Sicilia, Sardegna e Lazio), rappresenta quanto di più lontano la nostra Costituzione intende tutelare.

*Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Campania