La Città di Salerno, 17 maggio 2020
Il Garante dei detenuti in Campania, Ciambriello: da marzo 920 le liberazioni. In Campania sono stati 920 i detenuti che hanno beneficiato degli arresti o della detenzione domiciliare, sia per effetto del decreto "Cura Italia" sia per la normativa ordinaria regolamentata dalla legge 199/2010. A dirlo è il garante campano per i detenuti, Samuele Ciambriello che annuncia anche la consegna di elettrodomestici agli istituti penitenziari di Bellizzi Irpino e Fuorni.
"Sulle carceri troppe polemiche e parole senza senso - dice Ciambriello. In queste settimane di emergenza Covid-19, l'Ufficio del Garante campano dei detenuti ha intensificato i colloqui telefonici con gli stessi, i protocolli di intesa con le Asl e le iniziative sanitarie per ogni Istituto, sia per la quarantena fiduciaria per chi arriva da fuori, sia per gli spazi di isolamento sanitario per casi sospetti o eventualmente positivi". E poi si passa alle statistiche.
"Ad oggi - aggiunge il Garante - in Campania sono presenti 6.401 detenuti, di cui 298 donne. Da marzo ad oggi, sono state 920 le persone ad aver ottenuto gli arresti domiciliari o la detenzione domiciliare". L'ufficio del garante si è adoperato per fornire attrezzature di utilità ai detenuti. "Dopo aver consegnato in tanti istituti 25 lavatrici, in data odierna sono pervenuti, sia nel carcere di Bellizzi Irpino che Fuorni otto pozzetti, 30 phon e quattro fornetti", spiega Ciambriello.
L'intervento sullo stato delle carceri e sulle condizioni dei detenuti non può non finire sulla polemica che ha infiammato i dibattiti sulla giustizia nei salotti televisivi, sull'uscita dalle carceri di detenuti accusati di camorra e sottoposti al regime del cosiddetto "carcere duro".
"Le decisioni dei magistrati di sorveglianza e magistrati di merito devono essere accettate. Non credo che i circa 200 Magistrati coinvolti in tutt'Italia, sia negli arresti domiciliari che in detenzione domiciliare per detenuti malati, siano tutti eversori delle leggi italiane. Credo che anche loro siano servitori dello Stato al pari di tanti altri magistrati vocianti da diversi pulpiti".
In origine, la discussione era incentrata sulla disponibilità dei "braccialetti elettronici": sistema di controllo a distanza dei detenuti in regime di detenzione domiciliare. Con il decreto "Cura Italia" sono diventati obbligatori per quanti beneficiano dell'uscita dal carcere condizionata alle condizioni di salute e al rischio concreto di contagio dal Covid-19.
La dotazione di apparecchi annunciata da fonti ministeriali non si è rivelata fondata. I ritardi hanno provocato difficoltà nell'esecuzione delle misure adottate dai giudizi dei tribunali di Sorveglianza. E c'è stato chi, tra i detenuti in attesa, si è lasciato andare a gesti estremi, non compiuti, per i rimbalzi di responsabilità sul rilascio dell'agognato apparecchio.










