di Raffaele Bruno
Il Roma, 27 settembre 2026
Se nel 2022 le carceri minorili in Campania ospitavano 381 persone, numero stabile da anni, a fine 2024 arrivano a 587 e nel 2025 a 596, pari a più 35 per cento. A crescere (del 21 per cento) sono stati poi anche gli ingressi nelle cosiddette “Comunità penali” e identico trend in crescita ha riguardato i Centri di Prima Accoglienza, con un aumento del 34%. Questi sono gli ultimi dati ufficiali sul triste fenomeno. La situazione si sta, purtroppo, aggravando sempre di più, sia nelle carceri degli adulti che in quelle minorili, che anzi stanno scoppiando: quanta possibilità di recupero ci sarà di questi minori in queste condizioni? Penso sia molto, troppo bassa.
La già emergenziale situazione delle carceri campane si è ulteriormente aggravata negli anni, come dimostrano i dati citati. Questo coinvolgendo sempre più anche le realtà dei due istituti minorili di Nisida ed Airola, così come il centro di prima accoglienza dei Colli Aminei ed anche le strutture residenziali (come la Comunità di Salerno o quelle accreditate come Nuova Emmaus) che ospitano minori sottoposti a misure cautelari meno restrittive della detenzione. Un quadro nitido quanto purtroppo drammatico. Da tempo stanno dicendo gli addetti ai lavori del delicato settore, che il sovraffollamento è uno dei fattori di grande rischio, il peggiore per i giovani detenuti, perché non consente di mettere in campo attività di rieducazione e di reinserimento adeguati, non consente loro di vivere civilmente e dignitosamente e produce effetti devastanti sulla loro psiche e sul loro equilibrio generale.
Noi abbiamo detto e scritto in più occasioni che se si sceglie il sistema carcero centrico soltanto, allora è indispensabile che questa strada venga perseguita fino in fondo e si proceda a realizzare subito nuove carceri civili e dignitose, perché altrimenti la pena diventa inutile e dannosa per i ragazzi e per tutta la società. Un giovane detenuto costretto a vivere in condizioni di inciviltà e scarsamente dignitose, è un cittadino che non amerà lo Stato ma lo odierà per sempre e quindi produrrà maggiori problemi ed insicurezza per tutta la società. La penalizzazione di una serie enorme di reati e l’aggravamento delle pene sta portando esattamente in questa direzione. Nel 2025 la realtà penitenziaria e dell’esecuzione penale si è confermata segnata, quindi, da difficili nodi strutturali che richiedono continuità di attenzione.
La pressione numerica e le ricadute sul sovraffollamento, la qualità della vita detentiva e delle relazioni familiari, la tutela della salute fisica e mentale, la gestione degli eventi critici e dei decessi, il lavoro e la formazione come strumenti effettivi di reinserimento, il tema delle dipendenze e della presa in carico sanitaria, nonché la tenuta delle reti territoriali chiamate a rendere concrete le misure alternative e i percorsi di messa alla prova. Va detto però, che accanto a tali criticità, emergono, per fortuna, anche alcune esperienze positive e progetti che funzionano. Protocolli di collaborazione, iniziative culturali e di sensibilizzazione che meritano di essere valorizzati perché indicano direzioni possibili di reinserimento dei giovani detenuti. Negli istituti penali per minori di Nisida e Airola ci sono 159 ragazzi, 143 dei quali sono minorenni per i più svariati reati. Purtroppo va evidenziato il fatto che la devianza minorile cresce dove si indeboliscono le famiglie, dove la scuola perde capacità di educare e formare, dove i territori sono segnati da povertà educativa e da profonda marginalità. Serve, quindi, uno sforzo complessivo di tutta la società civile e di tutte le istituzioni per porre fine a questa ennesima e gravissima emergenza giovanile.









