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di Massimo Iaquinangelo

 

istituzioni24.it, 17 novembre 2020

 

"Bisogna mandare a casa i più deboli. Siamo assistendo ad un'emergenza senza precedenti, che sta implacabilmente coinvolgendo anche il sistema penitenziario". Così, esordisce nell'intervista esclusiva rilasciata a Istituzioni24.it, il Professor Samuele Ciambriello, Garante dei detenuti della Regione Campania che esorta: "bisogna mandare a casa i più deboli, come ad esempio i detenuti che hanno patologie croniche, oncologiche".

 

Professor Ciambriello, Lei è il Garante dei detenuti della Regione Campania, l'esplosione della Pandemia da Covid 19 ha colpito anche le carceri italiane. Qual è, oggi, realmente la situazione?

Siamo assistendo ad un'emergenza senza precedenti, che sta implacabilmente coinvolgendo anche il sistema penitenziario. Su tutto il territorio italiano il numero di contagiati tra le persone detenute si aggira intorno a 700 persone e più di 800 tra il personale di polizia penitenziaria.

La situazione in Campania è incandescente, risultano contagiati più di 150 detenuti, tra i quali 6 ricoverati presso ospedali, più di 200 tra agenti di polizia penitenziaria, personale medico, e personale amministrativo. Questa situazione grave, preoccupante, mi ha indotto a scrivere al Prefetto di Napoli, che sabato 14, ha ricevuto me ed una delegazione composta da altri garanti, cappellani e membri di associazioni che a vario titolo operano con i ristretti. Durante l'incontro il Prefetto si è impegnato a scrivere al Governo, ai colleghi delle altre provincie della Regione per creare spazi adeguati al di fuori degli istituti penitenziari per eventuali ricoveri di detenuti.

 

Cosa è stato fatto dalle istituzioni per tamponare tale emergenza?

L'emergenza legata al "Covid-19" ha imposto notevoli innovazioni in termini di gestione e di organizzazione nelle carceri del nostro paese. Essa ha dato "voce e corpo" alle tante difficoltà relative al nostro sistema penitenziario, facendo emergere punti critici ma stimolando anche un processo di rinnovamento. L'ingresso entro le mura delle nuove tecnologie ha consentito la riduzione delle visite in carcere. Nel mese di marzo sono state rese note anche le misure straordinarie che il Governo ha adottato per far fronte al pericolo d'ingresso e di propagazione massiva del covid-19 nelle carceri, con l'obiettivo inoltre di ridurre il sovraffollamento. A tal fine, con l'art.123 del c.d. "Cura Italia", il Legislatore ha inteso estendere le misure alternative alla detenzione e gli arresti domiciliari, producendo un processo di collaborazione istituzionale che ha visto coinvolte determinazioni interne ed esterne al carcere, che tuttavia non ha prodotto i risultati auspicati.

 

Quali soluzioni propone per cercare di risolvere questa emergenza?

Siamo in una situazione di grave emergenza e occorre prendere decisioni urgenti. La mia proposta parte da questa constatazione e dal fatto che già di per sé quello del carcere è un mondo in grave sofferenza; il Covid 19 sta sottolineando drammaticamente questa situazione. Il messaggio per me è chiaro, è il momento di passare alle misure alternative per evitare la pressione alla quale gli istituti di pena sono sottoposti a maggior ragione in questo periodo: bisogna mandare a casa i più deboli, come ad esempio i detenuti che hanno patologie croniche, oncologiche. Inoltre, propongo che coloro i quali devono scontare una pena inferiore a sei mesi, anche con reati ostativi, possano essere affidati alla detenzione domiciliare. Allargando il discorso mi viene in mente anche la situazione dei detenuti che scontano pene lievi e sono senza fissa dimora. È quindi il caso di utilizzare le case alloggio previste per questi soggetti che non hanno alcuna protezione sociale e rischiano di restare in cella come detenuti ignoti e contribuiscono al fenomeno del sovraffollamento che oggi è un ottimo alleato del Coronavirus.

 

Professore, un suo appello alle istituzioni...

Io parto dal caso emblematico di Poggioreale, il carcere più affollato d'Italia, che sta diventando una polveriera perché in dieci giorni il numero dei detenuti positivi è aumentato del triplo e sono stati contagiati anche numerosi agenti penitenziari e membri del personale addetto sociosanitario. Il discorso vale per tutta Italia, è inutile negarlo, il carcere vive un momento di grande difficoltà. C'è bisogno di una risposta della politica che sia una svolta, e con questo intendo un indulto o un'amnistia, affinché si possano svuotare le carceri per un paio di anni. Bisogna fare questo passo per scongiurare il peggio. Non c'è tempo, le istituzioni devono rendersi conto che l'universo carcere sta esplodendo e la politica deve occuparsi seriamente e concretamente di questo problema mettendo da parte la demagogia e il populismo penale.