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di Leandro Del Gaudio

Il Mattino, 13 agosto 2025

Parla la provveditrice regionale dell’amministrazione penitenziaria. Un obiettivo su tutti da perseguire, specie nei giorni più duri dell’anno, quelli a ridosso della settimana di Ferragosto: “Rendere le carceri sempre più vicine alla Costituzione, sempre più in linea con il rispetto della dignità delle persone che le abitano”. Fa caldo a Napoli, la provveditrice regionale dell’amministrazione penitenziaria Lucia Castellano è al suo posto: è al lavoro per occuparsi delle mille facce del pianeta penitenziari in Campania.

Provveditrice, fa caldo, sarà un ferragosto durissimo per chi vive in carcere, non trova?

“Come ogni anno lavoro a Ferragosto. Ho dato delle indicazioni precise ai direttori degli istituti penitenziari in Campania, a proposito del cambiamento delle ore di aria, per evitare le fasi del giorno più calde. Assieme ai miei colleghi, abbiamo lasciato aperti di notte i “blindi” (porte blindate esterne alle celle), oltre a garantire la presenza di frigoriferi nelle stanze e di nebulizzatori nei vari cortili di passeggio. Abbiamo distribuito ventilatori, molti dei quali donati dal Garante o da Fondazione con il Sud. Sappiamo che ci sono criticità strutturali e di sovraffollamento, che non vanno mai ignorate, ma lo sforzo di tutti è migliorare la condizione dei reclusi, rispettandone la dignità”.

Poggioreale, sette giorni fa, la visita dei vertici del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, qual è la situazione nella casa circondariale partenopea?

“Abbiamo inaugurato un cortile per il passeggio, che offre ombra e aree per la lettura e la socialità. È un passo in avanti, sappiamo che ci sono altri problemi legati al sovraffollamento e a questioni strutturali: a Poggioreale, attualmente i detenuti sono 2087, per una capienza prevista di 1624; i posti disponibili sono addirittura inferiori, per la ristrutturazione di due reparti”.

Criticità ataviche, non crede?

“Che sono al centro del nostro lavoro. Lo stesso capo del dipartimento Stefano De Michele ha avuto modo di conoscere i progetti messi in campo nel penitenziario, vale a dire le attività di studio e di formazione, il cineforum, l’artigianato, la gastronomia. Ha anche assaggiato la pizza cucinata dai nostri detenuti”.

Sovraffollamento, come intervenire?

“Assieme alla rete dei direttori e degli educatori, ovviamente in sintonia con il Tribunale di Sorveglianza e della magistratura, si punta ad agire su un doppio binario: trasferimenti mirati, verso altri istituti, che tengano conto della vocazione dei rispettivi territori, ma anche delle attitudini e le capacità dei detenuti. Chi è bravo, ad esempio nel tessile, può andare a lavorare in un carcere specializzato in questo tipo di attività; stesso discorso per quanto riguarda l’agricoltura o altri ambiti lavorativi. Puntiamo ad agevolare i cosiddetti flussi in uscita con il sistema delle misure alternative. Mi riferisco ai cosiddetti dimittendi, che hanno da scontare altri due anni e che possono - in sintonia con la magistratura - sfruttare il sistema delle misure alternative”.

Studio e lavoro in cella, in cosa consistono le attività messe in campo nelle nostre carceri?

“Abbiamo tanti detenuti che lavorano alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, solo una parte minoritaria è assunta da datori di lavoro esterni. Ovviamente il nostro obiettivo è rafforzare gli investimenti provenienti dall’esterno, aumentare i lavori professionalizzanti, specie se hanno un raccordo sul territorio. Ho istituito una commissione regionale per il lavoro penitenziario (prevista dall’ordinamento penitenziario), che si avvale anche del contributo di associazioni di categoria, imprese private e no profit. Reputo decisivo il ruolo svolto dalla Regione, che ha finanziato e sostenuto progetti in grado di valorizzare la traiettoria verso la committenza esterna. Più nello specifico, si fa in modo che donne e uomini possano sviluppare i propri talenti in relazione alle specificità coltivate all’interno di una determinata casa circondariale. Abbiamo creato un brand “Fatti a manetta”, che conferma l’importanza di esportare l’esempio virtuoso dei tanti detenuti che hanno trovato una possibilità di riscatto personale proprio attraverso il lavoro”.

Studio e sport...

“Abbiamo tanti reclusi che seguono corsi scolastici di diverso ordine e grado. Anche il polo universitario di Secondigliano è un vanto, mentre a breve inaugureremo palestre e corsi agonistici. Il mondo delle carceri è complesso, non solo di aspetti negativi, lavoriamo in sinergia per attuare giorno per giorno i principi della nostra Costituzione”.