di Francesco Dandolo
Corriere del Mezzogiorno, 28 giugno 2026
Il corteo e la preghiera hanno interrotto la ritrita narrazione contro i migranti, che ha avuto purtroppo eco nel Parlamento europeo con l’approvazione del nuovo regolamento sui rimpatri dei cittadini di Paesi terzi. Una decisione ratificata nei giorni in cui appunto si ricordano nel mondo i drammi di chi è costretto a lasciare il proprio Paese. Una mesta coincidenza che dice quanto il vecchio continente sia diventato altro rispetto all’idea di Europa che esaltava la civiltà di cui era depositaria. Tuttavia, a Napoli persiste una rete “dal basso” che vive la questione migratoria in termini costruttivi.
Ed è la stessa rete che qualche settimana fa ha ribadito la contrarietà alla costruzione del Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) a Castel Volturno, durante un’affollata assemblea tenutasi al centro Fernandes, con la partecipazione del presidente della Regione Roberto Fico, di due assessori della sua Giunta, di alcuni vescovi della Campania.
Lo ripetono in tanti: quel centro - che ha le caratteristiche di un carcere - è improponibile. Lo è a tal punto che monsignor Pietro Lagnese, richiamando una citazione del cardinale Matteo Zuppi, ha parlato di una “ostinata resistenza”, certo mite, pacifica, ma ferma perché la Chiesa nei confronti dei migranti si ispira, in linea con il magistero di papa Leone XIV, alla fraternità. Insomma, chi è a contatto con i migranti è consapevole che è urgente adottare una strategia diversa, improntata all’incontro, all’inclusione, il modo migliore per dare sicurezza alla società italiana. Non si tratta di buonismo (anche se atteggiamenti di solidarietà migliorano il nostro vivere insieme), ma di guardare la realtà per quella che è.
Per questo motivo l’opposizione al Cpr a Castel Volturno va oltre i confini di quel territorio e si eleva a paradigma di una coabitazione di cui sono garanti le forze migliori, quali la chiesa e l’associazionismo religioso e laico che ogni giorno si prodigano con impegno e senza nessun tornaconto personale nel dare coesione alla società italiana e nel rispetto della dignità della persona. Insomma, da queste realtà radicate nella società si avverte un modo di discutere libero da pregiudizi ideologici e sensibile nel raccogliere la sfida del tempo in cui viviamo che ha trasformato il nostro Paese ormai da diversi decenni in terra di immigrazione.
Una missione portata avanti da tante scuole della Campania, in prima linea nello sperimentare metodologie che facciano sentire tutti, al di là di dove si è nati, comunità. L’auspicio è che alle parole del presidente Fico al termine dell’incontro al centro Fernandes contrarie alla costruzione del Cpr seguano subito misure concrete: alloggi per braccianti stranieri, fondi alle scuole coinvolte nei processi di integrazione, sostegno per i migranti che dopo avere lavorato per tanti anni invecchiano senza avere assistenza, appoggio agli ingressi in Campania attraverso i corridoi umanitari e universitari. Occorre una nuova legge regionale, se si considera che quella esistente risale a oltre quindici anni fa, inadeguata nell’affrontare le attuali problematiche dell’immigrazione. Sarebbe un segnale importante, con riflessi sul piano nazionale ed europeo, per mostrare che con le politiche di integrazione si garantisce sicurezza per tutti e che i migranti sono una grande opportunità per il nostro Paese.










