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La Repubblica, 11 gennaio 2020


Comunicato di Comunità Jonathan, Oliver, Il germoglio, Betana, Francesco d'Assisi, Padre Arturo - Napoli. L'importante che la grave vertenza aperta dalla Nuova Cucina Organizzata ha ricevuto dal vertice politico della Regione ed in particolare dal presidente Vincenzo De Luca, ci riempie di gioia e di speranza.

Una battaglia scaturita da un approccio burocratico ad un problema politico, approccio che impediva il riconoscimento dei sacrosanti diritti degli utenti e degli operatori che in questi anni, con enormi difficoltà, sono riusciti a creare un modello operativo di gestione e utilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata capace di creare opportunità di riqualificazione del territorio e di inclusione socio-lavorativa per soggetti deboli.

Un esito che ci lascia fiduciosi per un'altra vertenza che vede su posizioni contrapposte la Regione, con il suo assessorato alla Sanità, e le comunità che accolgono minori dell'area penale. Quei minori, per capirci, che fanno notizia solo nella cronaca cittadina perché protagonisti di violenza agita e subita.

Nello specifico parliamo di un problema che vede la Regione tagliare i fondi alla sanità per i minori in conflitto con la giustizia e le comunità che difendono il diritto alla salute con l'accesso gratuito al servizio sanitario pubblico per i minori dell'area penale che accolgono.

La vertenza nasce da un approccio discriminatorio della Regione, che riconosce ai circa 80 minori e giovani adulti in custodia cautelare negli Ipm di Nisida e Airola l'accesso gratuito al servizio sanitario pubblico per gli interventi di prevenzione e cura e lo nega ai circa 150 minori e giovani adulti collocati in misura cautelare in comunità (che come i ragazzi ristretti negli Ipm sono in regime di limitazione della libertà personale).

Questa divisione crea delle vere e proprie gabbie di utenti ed operatori, di serie A e serie B. Una discriminante inaccettabile che divide i minori dell'area penale ed esclude la maggior parte di loro dal diritto alla salute. Chiaramente i ragazzi che sono in comunità pagano anche il prezzo della debolezza delle comunità stesse, soffocate dalle cronica precarietà di un sistema che non funziona e dove gli stessi operatori hanno difficoltà a vedersi riconosciuti diritti e competenze professionali nonostante continuino a svolgere ruolo di supplenza delle istituzioni.

Questa debolezza, tuttavia, non ci impedisce di denunciare lo scempio di una soluzione che taglia i diritti inalienabili, come quello alla salute, ai minori che accogliamo. Quegli stessi minori a cui dedichiamo il nostro impegno nella direzione dell'integrazione attraverso la cultura della responsabilità sociale.

Una contraddizione forte e difficile da spiegare ai nostri ragazzi, anche perché attorno al mondo dell'infanzia negata dei minori che delinquono, della criminalità minorile, c'è tanta ipocrisia e la conseguenza è che invece di mettere mano alle disuguaglianze si preferisce tagliare i servizi per le fasce più deboli.

La tensione nelle comunità è forte perché anche la comunicazione della dottoressa Gemmabella, dirigente della Giustizia minorile della Campania, e l'appello di Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Campania, che denunciano l'illegittimità del provvedimento della Regione, a tutt'oggi sono rimasti inascoltati, caduti nel vuoto, nessuna risposta sia a livello politico che tecnico.

Un silenzio assordante, in particolare quello del direttore dell'Asl NA3 Sud distretto di Nola, il quale, dopo una prima comunicazione, non ha più risposto. Silenzio che testimonia una miopia culturale e politica, le cui conseguenze le pagano i ragazzi.