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di Giuseppe Crimaldi


Il Mattino, 7 aprile 2020

 

Verranno sottoposti ai test rapidi anche i circa 4mila agenti penitenziari. Le carceri, afferma padre Alex Zanotelli, restano "una bomba atomica" per il rischio contagio nell'emergenza coronavirus. Preoccupati per la situazione di sovraffollamento nei penitenziari del Paese - e in particolare per la condizione in cui versa la casa circondariale di Poggioreale - i cappellani campani stanno preparando un documento per lanciare l'Sos sul mondo carcerario ai tempi del Covid-19.

E mentre da Santa Maria Capua Vetere tornano a riecheggiare boatos di rivolta, la questione carceraria napoletana riemerge in tutta la sua drammaticità. Ma arriva finalmente una buona notizia: test rapidi per verificare la positività al Coronavirus per tutti gli appartenenti al Corpo della Polizia Penitenziaria in servizio nella regione Campania (circa 4.000 unità), come pure a tutta la popolazione detenuta negli istituti penitenziari in Regione (circa 8.000).

L'inizio dello screening generale decretato dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia rappresenta una importante novità. Forse tardiva, ma importante e necessaria. La conferma della decisione arriva dal Sappe, il più rappresentativo, in termini di iscritti, sindacato della Penitenziaria. "I test - conferma al "Mattino" il segretario campano Emilio Fattorello - sono già disponibili ed inizieranno nelle sedi di appartenenza dall'inizio della prossima settimana: avverranno con il prelievo di una goccia di sangue ed in pochi minuti si avrà il referto. Ciò è stato possibile grazie ad un protocollo stilato dal provveditore regionale del Dap, le Aziende sanitarie locali e la Regione Campania, ancora una volta con il contributo del nostro sindacato".

Tranquillizzanti anche le notizie che fanno finalmente chiarezza su presunti contagi tra gli agenti della "Penitenziaria. Intorno al 19 marzo vennero registrati tre casi di "divise" positive al virus. Un ispettore e due agenti, tutti in servizio al carcere di Secondigliano. Immediatamente isolati, sono usciti ieri dalla quarantena senza complicazioni. E restano liberi dal servizio: questo vuol dire che il cosiddetto "effetto finestra" del potenziale contagio è ormai scongiurato.

Dura e delicatissima la situazione di chi è recluso dietro le sbarre, soprattutto in questo momento. I detenuti - soprattutto quelli custoditi a Poggioreale per l'ormai eterno e immutabile sovraffollamento - vivono nel terrore del contagio. Ma poi c'è anche il personale amministrativo e gli uomini e donne della Polizia penitenziaria, anch'essi sovraesposti al rischio del contagio. Tutti i sindacati del Corpo si sono mossi in quest'ultimo mese.

"In questo travagliato periodo storico i martiri di questa pandemia sono i poliziotti penitenziari - afferma dal canto suo il vicesegretario regionale dell'Osapp Campania, Luigi Castaldo - Il personale è sottoposto ai vari stress psicofisici, essendo in continua allerta e restando sempre in prima linea. Atteggiamenti rivoltosi e devastazioni comportano pene alte, fino a 15 anni con le relative aggravanti, e peggiorano lo stato penale dei ristretti facinorosi, precludendo qualsiasi misura penale alternativa".

Per l'Osapp, "la politica deve adottare provvedimenti tempestivi e risolutivi affinché si mandi un messaggio chiaro e coerente alla popolazione detenuta, anche con l'ausilio dei Garanti e movimenti per i detenuti". Ma se si apre uno spiraglio reale per garantire il diritto primario alla salute per chiunque viva o lavori al di là delle mura carcerarie, ecco spalancarsi una nuova polemica. Quella relativa alla sbandieratissima notizia della produzione, proprio da parte dei detenuti più volenterosi, di mascherine anti-contagio.

"Quattrocentomila mascherine protettive al giorno, 320 detenuti al lavoro, otto macchinari tecnologicamente avanzati, tre stabilimenti produttivi situati all'interno di altrettante sedi penitenziarie": questo il progetto per la produzione industriale di mascherine protettive realizzato in partnership fra Commissario straordinario di governo per l'emergenza Covid-19 e Ministero della Giustizia. Per carità, un'iniziativa meravigliosa.

Peccato però che - come dichiara al nostro giornale lo stesso segretario del Sappe, Emilio Fattorello - "tutti i macchinari prodotti in Cina e destinati alla fabbricazione delle suddette mascherine arriveranno a Napoli solo tra due settimane".

Come cantava Doris Day, Que serà serà". La produzione - quando appunto sarà - servirà a soddisfare il fabbisogno di dispositivi protettivi in dotazione al personale che opera negli istituti penitenziari su tutto il territorio nazionale, ai detenuti in base alle indicazioni delle autorità sanitarie e consentirà di mettere a disposizione della Protezione Civile l'abbondante parte residua per essere distribuita alle altre amministrazioni impegnate a fronteggiare l'emergenza sanitaria, prime fra tutte le strutture ospedaliere.