primonumero.it, 12 giugno 2025
Un detenuto di 60 anni, originario della Campania, si è tolto la vita nella notte tra l’11 e il 12 giugno all’interno della sua cella nel carcere di via Cavour, a Campobasso. A ritrovarlo senza vita sono stati gli agenti della Polizia Penitenziaria durante i controlli all’alba. Inutili i tentativi di rianimarlo: per l’uomo non c’era più nulla da fare. L’episodio ha scosso profondamente l’ambiente carcerario molisano, storicamente poco segnato da questo tipo di eventi. Si tratta infatti del primo suicidio nel carcere del capoluogo dopo molto tempo, mentre a livello nazionale il fenomeno continua ad assumere contorni sempre più drammatici: con questo caso salgono a 38 i suicidi nelle carceri italiane dall’inizio del 2025.
A confermare la notizia è il sindacato S.PP. (Sindacato di Polizia Penitenziaria). Il segretario generale Aldo Di Giacomo ha diffuso una nota: “È un detenuto di 60 anni circa di origine campana ad essersi impiccato nelle prime ore della mattina nell’istituto di Campobasso. All’origine del gesto sembrerebbe esserci una grave depressione a seguito della morte della madre e della poca vicinanza dei familiari”.
Una storia di solitudine e fragilità, come purtroppo accade spesso tra le mura delle carceri italiane, dove l’assistenza psicologica e il supporto umano faticano a reggere l’urto di condizioni detentive spesso troppo difficili e poco umane. L’episodio riaccende il dibattito sulle condizioni delle persone ristrette e sulla necessità, ormai urgente, di investire su prevenzione, ascolto e strutture adeguate a supportare chi vive situazioni di profondo disagio.
Il carcere di Campobasso, finora considerato tra quelli meno problematici sul piano della gestione, si trova ora a fare i conti con una tragedia che colpisce l’intera comunità penitenziaria, sollevando interrogativi e richieste di maggiore attenzione.
Il segretario del sindacato S.PP. Aldo Di Giacomo lancia l’allarme inoltre, dopo i suicidi di detenuti a Santa Maria Capua Vetere, Sassari e Campobasso: “Sanità penitenziaria allo stremo, sovraffollamento fuori controllo. Servono strutture, personale e un piano serio per l’edilizia carceraria”. Sono infatti tre i suicidi in carcere in meno di 24 ore, tre tragedie che raccontano un sistema penitenziario sempre più al collasso. Da Santa Maria Capua Vetere a Sassari, fino a Campobasso, cresce il bilancio di un’emergenza silenziosa: sono 38 i suicidi registrati nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno, una media di 6 al mese.
Tra le categorie più esposte ci sono detenuti affetti da patologie psichiatriche e persone straniere. “La popolazione carceraria è composta per un terzo da malati psichici e per un altro terzo da detenuti che fanno uso o hanno fatto uso di sostanze - afferma Di Giacomo - ma a fronte di questo quadro gravissimo, le risorse per la sanità penitenziaria sono ampiamente insufficienti”.
Solo in Campania, riferisce il sindacalista, si contano già cinque suicidi: due nel carcere di Poggioreale, uno a Secondigliano, uno a Santa Maria Capua Vetere e uno nella REMS di San Nicola Baronia. Ma è l’intero Paese a dover fare i conti con il collasso dei servizi e la fuga del personale sanitario, sempre più spesso vittima di aggressioni e minacce.
Il problema, denuncia Di Giacomo, è strutturale. “Il sovraffollamento in alcuni istituti supera il 130% della capienza reale, l’assistenza psicologica è quasi inesistente, e la risposta del Governo è un susseguirsi di annunci: prima la ristrutturazione delle ex caserme, poi le celle-container, oggi l’ammissione che costruire nuove carceri non è più possibile”.
Un piano serio di edilizia penitenziaria, sostiene il sindacato, è ormai improrogabile. “Le celle-container costerebbero oltre 80 milioni di euro per garantire appena 380 posti, quanto il flusso mensile di nuovi ingressi - prosegue Di Giacomo -. Quei fondi dovrebbero essere impiegati per ristrutturare gli istituti più vetusti e assumere nuovo personale. La verità è che si brancola nel buio e il Ministro Nordio sembra non rendersene conto”.
Secondo il segretario S.PP., la prevenzione dei suicidi passa da investimenti concreti in edilizia, in personale e in assistenza. “Se davvero vogliamo fermare questa scia di morte, servono azioni strutturali, non soluzioni estemporanee. Non possiamo più permetterci di aspettare il prossimo nome da aggiungere alla lista”.











