sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

www.primonumero.it, 24 marzo 2015

 

Dopo le polemiche su presunti ritardi nei soccorsi al 36enne deceduto nel penitenziario di via Cavour, interviene il Sappe: "Nulla da nascondere".

A seguito della morte di un detenuto italiano di 36 anni venerdì nel carcere di Campobasso, a seguito di un probabile infarto, vi è stato chi ha parlato di omissione di soccorso da parte del Personale di Polizia Penitenziaria. Tesi, questa, contestata da Luigi Frangione, coordinatore regionale del Molise del Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.

"Il poliziotto penitenziario di servizio è prontamente intervenuto, una volta resosi conto del malore del detenuto, ed ha immediatamente sollecitato l'intervento dei sanitari e del 118, che nonostante i tentativi di rianimazione non hanno potuto far altro che constatare il decesso del giovane. Parlare di omissione di soccorso, dunque, mi sembra ingeneroso, ancorché rispondente non vero".

Aggiunge, da Roma, Donato Capece, segretario generale del Sappe: "La Polizia penitenziaria, a Campobasso come in ogni altro carcere italiano, non ha nulla da nascondere. L'impegno del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il Sappe, è sempre stato ed è quello di rendere il carcere una "casa di vetro", cioè un luogo trasparente dove la società civile può e deve vederci "chiaro", perché nulla abbiamo da nascondere ed anzi questo permetterà di far apprezzare il prezioso e fondamentale - ma ancora sconosciuto - lavoro svolto quotidianamente dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria".

E mette in evidenza "la professionalità, la competenza e l'umanità che ogni giorno contraddistingue l'operato delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria con tutti i detenuti per garantire una carcerazione umana ed attenta pur in presenza ormai da anni di oggettive difficoltà operative, le gravi carenze di organico di poliziotti, le strutture spesso inadeguate. Attenti e sensibili, noi poliziotti penitenziari, alle difficoltà di tutti i detenuti, indipendentemente dalle condizioni sociali o dalla gravità del reato commesso".

"Nel carcere di Campobasso", conclude il Sappe, "nei dodici mesi del 2014 ci sono stati 4 tentati suicidi di detenuti sventati in tempo dalla Polizia Penitenziaria, 10 episodi di autolesionismo, 4 ferimenti e 5 colluttazioni".