primonumero.it, 12 giugno 2026
Si è conclusa con una straordinaria partecipazione emotiva e civile la nona edizione di Scrittodicuore, il concorso letterario nazionale che offre ai detenuti degli istituti penitenziari italiani un prezioso spazio di espressione e di racconto autobiografico. Promossa dal Comune di Campobasso e dall’Unione Lettori Italiani, sotto la direzione artistica di Brunella Santoli, l’iniziativa si avvale della storica collaborazione della Casa Circondariale del capoluogo molisano, del suo attivo Laboratorio di lettura e del patrocinio della Provincia, inserendosi nella cornice del progetto permanente “Ti racconto un libro”. Nella suggestiva cornice della sala teatro del penitenziario di Campobasso, lo scorso 10 giugno, si è svolta la cerimonia di premiazione che ha celebrato la forza della parola scritta, capace di superare le barriere fisiche della detenzione per raggiungere l’intimità dei lettori.
Il primo premio di questa edizione è stato assegnato a Manolo, ristretto presso la Casa Circondariale di Rieti, autore di un testo di straordinaria intensità lirica. Concepito nella forma di una dolce e struggente ninna nanna indirizzata al proprio figlio, l’elaborato si configura come una confessione dolorosa che affronta i temi dell’assenza, della lontananza e del profondo desiderio di riconciliazione. Attraverso una prosa semplice ma autentica, l’autore ha saputo trasformare la sofferenza della separazione in una testimonianza universale di amore e vulnerabilità paterna, offrendo una riflessione in cui la scrittura diventa un solido appiglio alla vita e uno strumento per ritrovare la pace interiore.
La commissione esaminatrice, guidata da Brunella Santoli e composta dagli scrittori Anna Giurickovic Dato, Giovanni Mancinone e Maria Rosaria Selo, insieme al contributo della Giuria Giovani e della Giuria interna dell’Unione Lettori Italiani, ha delineato un podio di altissimo valore letterario. Al secondo posto si è classificata la lettera di Roberto, dalla Casa di Reclusione di Torino, il quale ha saputo intrecciare con grande maturità fragilità e speranza. Il suo scritto ripercorre il tormentato cammino di chi sceglie di mettersi in discussione, guardando ai propri errori con la volontà di mutare il proprio destino e offrendo una lucida analisi sui legami familiari e sul valore inestimabile delle seconde opportunità.
Il terzo gradino del podio è stato occupato da Giacomo, ospite della Casa Circondariale di Benevento, che ha firmato un testo ricco di suggestioni letterarie e interrogativi universali. La sua opera si sviluppa come una profonda indagine interiore sulla colpa, sulla redenzione e sul confine tra il bene e il male, rintracciando nel tempo della detenzione un’occasione fondamentale di consapevolezza e di riscatto sociale. Accanto ai tre vincitori, la giuria tecnica ha voluto tributare una menzione speciale a Giovanni, della Casa Circondariale di Campobasso, autore di un componimento breve ma fulmineo che descrive la vulnerabilità quotidiana del carcere attraverso la metafora di un sorriso forzato, indossato come una maschera di sopravvivenza per non smarrire la propria umanità.
Un ulteriore riconoscimento è giunto dalla Giuria Giovani, che ha segnalato l’opera di Cosimo, detenuto nella Casa di Reclusione di Foggia. Il testo evoca con precisione di dettagli il ricordo di una giornata di pesca in mare aperto, costruendo un potente contrasto tra l’immensità marina e l’effettiva condizione di isolamento dell’autore, svelata solo nel finale; una scelta narrativa che trasforma la memoria personale in un simbolo universale della libertà perduta. La cerimonia del 10 giugno, arricchita dalla lettura ad alta voce dei testi finalistici davanti a istituzioni, operatori e detenuti, ha confermato il valore sociale di un premio che dal 2023 è intitolato alla memoria dello scrittore Pino Roveredo. L’evento si è concluso con la presentazione ufficiale del bando per la decima edizione, acquistando il valore di una promessa tesa a rinnovare l’impegno verso una letteratura che restituisce dignità alle vicende umane più complesse.









