quotidianomolise.com, 15 giugno 2025
Dopo la morte di un detenuto con problemi psichiatrici, Di Giacomo chiede interventi urgenti: “Servono più psicologi, meno sovraffollamento e sicurezza per tutti”. Dopo il suicidio del detenuto italiano di circa 60 anni, con problemi psichiatrici che si è tolto la vita il 12 giugno nel carcere di Campobasso, Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria, ha tenuto una conferenza stampa questa mattina, sabato 14 giugno, davanti al penitenziario molisano, per lanciare un grido d’allarme: “È un dramma quotidiano - ha dichiarato Di Giacomo - che ormai caratterizza la vita carceraria in Italia. Anche in Molise, considerata finora una regione relativamente tranquilla, emergono segnali preoccupanti: risse tra bande, traffici illeciti, carenze di organico e adesso anche i suicidi”.
Durante la conferenza, Di Giacomo ha evidenziato come il carcere sia diventato “un ambiente invivibile”, non solo per i detenuti, ma anche per il personale. Ha denunciato l’aumento esponenziale delle aggressioni agli agenti penitenziari, la difficoltà nel reclutare medici e psicologi, e il numero crescente di poliziotti che abbandonano il servizio o cambiano lavoro. “L’ultimo caso di suicidio a Campobasso non si verificava dagli anni ‘80. Non possiamo ignorare i segnali. Quel detenuto era fragile, segnato da lutti e dall’isolamento. Un supporto psicologico adeguato forse non avrebbe cambiato il finale, ma poteva fare la differenza,” ha detto il segretario. Di Giacomo ha ribadito la necessità di interventi urgenti e strutturali: più personale, soprattutto psicologi e assistenti sociali, ma anche misure legislative per alleggerire la pressione del sistema. Tra le proposte avanzate: provvedimenti deflattivi, a partire dai detenuti per reati minori; differenziazione dei circuiti detentivi, per separare detenuti comuni da esponenti della criminalità organizzata; maggiore attenzione alla sicurezza, anche esterna, visto che molte organizzazioni riescono a gestire traffici e minacciare testimoni anche dal carcere.
“Il carcere non è solo un problema interno: è una questione di sicurezza nazionale”, ha concluso Di Giacomo, ricordando l’episodio recente di un commerciante minacciato da un detenuto e poi vittima di un incendio doloso. Il sindacato chiede al Ministero della Giustizia un cambio di passo immediato. “Non si può continuare a gestire il sistema penitenziario in emergenza permanente. Senza risorse, il rischio è che le carceri diventino focolai di violenza e insicurezza, dentro e fuori dalle mura”.











