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di Elena Molinari


Avvenire, 27 ottobre 2019

 

I primi mesi di prigione per Dana Spencer sono stati l'inferno. Quasi da un giorno all'altro la 30enne canadese aveva perso la libertà, il figlio, la casa, il lavoro. Tutto per colpa dell'alcool, che l'aveva portata a guidare ubriaca e a investire un pedone.

Per settimane ad Abbotsford, nel penitenziario federale di Fraser Valley, nella Columbia britannica, Dana era rimasta convinta che non sarebbe mai stata capace di ricostruire quello che aveva distrutto. Non da sola e non rimanendo rinchiusa in cella per tre anni. Dopo sei mesi di carcere, però, Dana ha scoperto che poteva fare domanda di libertà temporanea, uscendo di prigione durante il giorno per tornarci la sera. L'ha ottenuta.

Dall'esterno, e con l'appoggio di risorse pubbliche e comunitarie, Dana è riuscita a liberarsi dall'alcolismo, a ottenere un lavoro in uno stabilimento di trasformazione alimentare e, dopo aver completato due terzi della pena, a dimostrare che era pronta a rientrare in società e a prendersi cura del suo bambino.

La libertà parziale e condizionale anticipata che ha letteralmente dato una nuova vita a Dana è uno dei pilastri del sistema di reintegrazione sociale canadese, che ha tassi di successo ben più elevati del vicino americano e di molti Paesi europei, compresa l'Italia. L'altro pilastro è la presenza obbligatoria in prigione di figure professionali addette a preparare i detenuti all'uscita - figure che secondo le statistiche sono particolarmente efficaci nelle prigioni provinciali, che in Canada ospitano chi sconta una pena fino a due anni.

Il 99 per cento dei detenuti che ottengono la libertà parziale o condizionale arrivano infatti alla fine della loro sentenza senza commettere altri crimini. Il tasso di recidiva generale su cinque anni è più difficile da calcolare. Ma le cifre più recenti si aggirano sul 41 per cento per le prigioni federali e il 23 per cento per quelle provinciali. Questo in confronto al 77 per cento negli Usa e al 68 per cento in Italia, dove però il tasso reale viene stimato attorno all'80.

"La maggior parte dei trasgressori canadesi scontano solo una parte delle loro pene nelle istituzioni e vengono quindi rilasciati in modo limitato nella comunità dove rispettano determinate condizioni e sono sorvegliati dagli agenti di libertà vigilata - spiega Howard Sapers, difensore civico delle prigioni canadesi.

La strategia è di avere una transizione graduale e controllata fatta di attività di programmazione e coinvolgimento della comunità, che si ottiene attraverso la partecipazione volontaria di cittadini locali a Comitati consultivi e programmi di formazione". Ogni detenuto presenta infatti una serie specifica di sfide associate a alloggio e lavoro, a problemi di salute fisica e mentale, violenza e uso di droghe.

Ad esempio, al momento dell'ammissione nei penitenziari federali, oltre il 60% dei condannati non ha un diploma di scuola secondaria. Inoltre, il 60% dei detenuti è cronicamente sottoccupato o disoccupato. Per affrontare la situazione il Canada ha creato la figura del "consigliere professionale e di formazione" carcerario, che incontra regolarmente i detenuti individualmente e mobilita altre risorse, interne o esterne al carcere, come psicologi, centri di disintossicazione, strutture per la formazione professionale, assistenti spirituali e persino contabili.

L'agenzia dei Servizi di correzione del Canada (Csc) stima che essere seguiti da un consigliere porta a un calo del 19% della recidiva globale. Il sistema è stato implementato per legge dall'inizio degli anni Novanta, e da allora non sono mancate polemiche sul rischio che rilasciare in modo anticipato i prigionieri o permettere loro di seguire corsi dal carcere rappresenti per la società.

Ma secondo Catherine Latimer dell'associazione non profit per l'assistenza carceraria John Howard Society proteggere il Canada significa garantire ai detenuti tutte le risorse di cui hanno bisogno per diventare cittadini responsabili. "La società deve pensare alla propria sicurezza in modo più lungimirante - dice Latimer. Che i condannati escano alla fine della sentenza o prima, non ci interessa sapere che tipo di persone saranno quando usciranno?".

 

Un aiuto affiancato ad ogni carcerato

 

Secondo la legge canadese, i detenuti hanno diritto alla piena libertà condizionale dopo aver scontato un terzo della loro pena, o sette anni in cella, a seconda di quale delle due scadenze venga prima. Ma già al termine di un sesto della pena, i carcerati hanno diritto alla libertà diurna, sotto vigilanza, con il pernottamento in prigione. Ma la concessione non è automatica.

Il detenuto deve dimostrare di avere preparato un piano che comprende corsi di formazione professionale e di ricerca di lavoro, oltre che di terapia psicologica o di disintossicazione. Questo lavoro va fatto in prigione, con l'aiuto di figure professionali ad hoc.

Un'altra legge autorizza automaticamente la maggior parte dei condannati ai quali non è stata concessa la libertà condizionale a scontare l'ultimo terzo della pena nella comunità. Le statistiche mostrano che i condannati che completano la loro pena in carcere hanno dieci volte più probabilità di commettere un nuovo reato rispetto a chi ha sconta parte della pena in libertà condizionale.