sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Paolo Dimalio


Il Fatto Quotidiano, 14 ottobre 2019

 

"Legalizzare la cannabis? Dopo Salvini, ora o mai più". Luca Marola, tra i pionieri della cannabis light con il marchio EasyJoint, rischia la galera ma conservava almeno la speranza, con il Capitano all'opposizione. "Pd e M5s sono sempre stati aperti alla canapa, perciò ero ottimista". Poi, la grande delusione a Cinque stelle: il 24 settembre, il gruppo pentastellato in Commissione agricoltura sostiene all'unanimità una mozione controversa.

"Il Movimento ha scaricato la 'galassia cannabis'", accusa Marola. Il documento esorta il Parlamento a scrivere regole per "la cessione, da parte degli agricoltori, di biomassa di canapa a fini estrattivi". Cioè: i coltivatori possono vendere la pianta alle aziende che distillano cannabinoidi (il Cbd, per lo più).

Lo scopo? Preparare alimenti, cosmetici e prodotti di benessere a base di canapa. La Commissione però non spreca una parola sui cannabis shop, dove si vendono fiori e oli. "Quella è materia del ministero della Salute", dice Filippo Gallinella, presidente grillino della Commissione agricoltura della Camera.

Problema: gli imprenditori del fiore "light" rischiano il tracollo per via dei sequestri e speravano nell'aiuto pentastellato. Ora sono su tutte le furie: "Ci sentiamo scaricati ma siamo pronti ai blocchi davanti Palazzo Chigi, nelle chat di WhatsApp siamo circa 3mila, coltivatori e venditori", dice Daniele D'Agata.

La sua azienda, a Isernia in Molise, si chiama Green Passion Agritech. Ha investito denaro e pagato tasse, Daniele. In cambio, chiede leggi certe per il business. I negozi infatti continuano a chiudere: a Macerata, l'8 ottobre, serranda giù per 4 cannabis shop. "Finché il legislatore non farà chiarezza - ha detto il questore Pignataro la norma vieta la vendita di infiorescenze, olio e resine, e noi dobbiamo applicarla". Domanda: "Non si può stabilire che vendere i fiori di canapa è legale, se il Thc (tetraidrocannabinolo) non supera lo 0,5%?".

Dice Gallinella: "Sarei favorevole, ma la vendita dei fiori non dipende solo dalla soglia del principio attivo". Ecco il punto cruciale: la cannabis light sarebbe vietata a prescindere dalla percentuale di tetraidrocannabinolo.

Lo dice la Suprema Corte e lo ribadisce la risoluzione della Commissione agricoltura. Con l'eccezione: "Non si può vendere, a patto che non abbia effetto drogante". Così, si arriva al paradosso: come misurare l'effetto drogante, senza indicare il tetto di Thc? Mistero. Senza Salvini al Viminale, intanto, i commercianti provano a rialzarsi.

Molti sono finiti in ginocchio per via dei sequestri innescati dal verdetto della Cassazione, il 30 maggio. Ad esempio: il franchising Cbweed contava 50 punti vendita, ma 10 hanno chiuso dopo la pronuncia del palazzo di Giustizia, per paura di finire in tribunale. Poi era tornata la speranza: "A luglio ed agosto, nessuna richi esta di apertura - dice Riccardo Ricci, fondatore di Cbweed - ma a settembre, col cambio di governo, ne sono arrivate più di 20".

Ma il rischio legale è alto perché nessuno sa come misurare l'effetto drogante. In teoria, la Circolare del Ministero degli Interni del 31 luglio 2018 (approvata da Salvini) chiarisce l'enigma: se il Thc è sotto lo 0,5% al grammo, la sostanza è legale. In pratica, la Cassazione affida al giudice la libertà di decidere.

Risultato: "Vendere cannabis light è una roulette russa e il settore è in bilico", dice l'avvocato Carlo Alberto Zaina: "Per alcuni tribunali è spaccio, per altri libera impresa. Ma i giudici dovrebbero fare un passo indietro e seguire le indicazioni scientifiche dei tossicologi". Zaina racconta la storia esemplare di una commerciante di Tempio Pausania, in Sardegna, finita in arresto: "Il Riesame di Sassari l'ha scagionata perché la cannabis light non è droga; per le toghe di Nuoro invece è merce stupefacente".

Un altro problema sono i controlli stradali, suggerisce l'avvocato: "Il narcotest delle forze dell'ordine rileva la presenza di Thc senza misurare la soglia percentuale: così ti arrestano senza badare all'effetto drogante". Zaina auspica una legge, manon si fida del Partito Democratico: "Nel 2014 ha modificato la tabella 2 degli stupefacenti: prima era vietata la cannabis indica, ora la cannabis tout court".

Luca Marola intanto è indagato a Parma per spaccio di stupefacenti: il 23 luglio le forze dell'ordine hanno sequestrato all'imprenditore 640 chili di cannabis light. Ma la legge non è uguale per tutti: a Genova, il 22 giugno, un venditore di Rapallo è stato scagionato per via del thc sotto lo 0,5%.

Sembrava la Caporetto dello "sceriffo" leghista: i tribunali di Novara, Salerno, Messina, Catania, Padova, Perugia, Caserta e Mantova seguono la scia del Riesame ligure. Ma il tribunale di Parma va contromano: la prova dell'effetto drogante non è il livello percentuale di Thc, bensì la quantità totale del cannabinoide.

Per capirci: EasyJoint vende una varietà di cannabis sotto lo 0,5% di thc. Tutto in regola? Nemmeno per sogno: per i giudici parmensi bisogna moltiplicare 0,5 per 640 mila (i grammi di canapa sequestrati ad EasyJoint). Ecco perché Marola è indagato per spaccio. Secondo l'avvocato Zaina, difensore dell'imprenditore, non ha senso: "Tutte le perizie tossicologiche per identificare gli stupefacenti misurano la soglia percentuale. Qualcuno crede sia possibile assumere 640 chili in una volta?".

Se Marola andrà a processo, la tesi degli inquirenti emiliani potrebbe diffondersi a macchia d'olio: vale la somma, non la percentuale di Thc. In tal caso, la slavina dei sequestri travolgerebbe i' cannabis shop. Per la gioia di Matteo Salvini. Forse non ha letto lo studio pubblicati dalla rivista European Economic Review: i negozi di cannabis light riducono i sequestri di marijuana del 14%, le mafie perdono almeno 100 milioni di euro.