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di Conchita Sannino

La Repubblica, 20 maggio 2025

Scomparirà l’esercito di oltre 8.500 nuove figure introdotte dall’Ufficio per il processo (Upp) con le funzioni previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. In Cassazione la battaglia della corrente progressista dei magistrati. Allo scadere delle misure previste dal Pnrr, scomparirà infatti l’esercito di oltre 8500 nuove figure, gli “assistenti” dei giudici introdotti dall’Ufficio per il processo (Upp), con le funzioni previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Così, denuncia il gruppo delle toghe di Area, si rischia il più drastico scivolamento all’indietro: “Assisteremo a una regressione in termini di quantità e qualità di risposte alle attese dei cittadini: bisogna invece prevedere il consolidamento e non lo sfaldamento dei risultati raggiunti”.

Approda in Cassazione, oggi, la battaglia della corrente progressista dei magistrati: che hanno invitato anche governo e opposizioni, cioè il viceministro Sisto e la deputata Serracchiani, responsabile giustizia per il Pd, a confrontarsi sul tema caldissimo della fine dei contratti a tempo determinato dell’Upp, esattamente tra dodici mesi.

Quell’iniezione vitale di laureati e funzionari, più o meno giovani, che hanno risollevato le sorti di cause e sentenze gravate da decenni di arretrati sarà stata dunque solo una parentesi? È quello che denunciano i vertici di Area-Dg, segretario Giovanni Zaccaro, che nel pomeriggio, presenti anche la prima presidente Margherita Cassano e il Procuratore generale Pietro Gaeta, aprono i lavori di “Ufficio per il processo, non una persona di meno”: discussione che non a caso si svolge in quegli uffici, perché, al di là dell’autorevolezza e della simbologia della Suprema corte, “proprio in Cassazione gli addetti all’Ufficio per il processo - spiegano ai vertici di Area - hanno mostrato di poter imprimere una svolta, anche inaspettata”.

A chiudere i lavori sarà la presidente di Area, Egle Pilla, che sottolinea con Repubblica: “Spesso si dimentica che nel documento ufficiale del Pnrr, firmato dal governo italiano a giugno 2021, cioè da Draghi e von der Leyen, si legge che le nuove professionalità del Pnrr sono richieste e concesse per rendere stabile la misura dell’Ufficio per il processo, che è valutata fondamentale per l’innovazione della giurisdizione italiana. E lì si chiedevano due cose: che si prospettasse il consolidamento dell’Ufficio per il processo con i soldi di bilancio; e che i giovani assunti a tempo determinato nel Pnrr restassero al lavoro proprio all’interno dell’Upp”.

I dati, che saranno minuziosamente documentati, raccontano che l’ingresso degli assistenti ha consentito a livello nazionale “in soli 3 anni e mezzo risultati che non solo non si erano mai visti da quando abbiamo statistiche ufficiali (dal 2003), ma neanche in epoca precedente, se solo si guardano le aperture dell’anno giudiziario in Cassazione dove si lamentava la crescita costante di pendenza ed arretrato specie nel settore civile”. E quindi, nella primavera 2026, la finde dell’incantesimo riporterà indietro le lancette di anni? Di nuovo tempi lunghi: termini di prescrizione che scadranno, ritardi su giustizia civile, materia economica e sociale, e ridottissima capacità di affrontare l’enorme numero di impugnative dei dinieghi di protezione internazionale.

Né può bastare la richiesta di “realismo” invocata giorni fa dal viceministro Sisto: “Mi rendo conto che gli assistenti per il processo sono diventati indispensabili: chi nega che vi siano necessità di un aiuto importante. Ma ora ci vuole la capacità di comprendersi: noi non siamo nelle condizioni di dire che tutti gli Upp saranno stabilizzati, dobbiamo essere franchi. Ne stabilizzeremo 2.600”.

Ma qual è l’obiezione? Che quegli assistenti, in numero “del tutto insufficiente”, andranno solo “a fare attività amministrativa, vanno a coprire i buchi delle cancellerie: quindi smetteranno di preparare i processi, o di assistere le funzioni della giurisdizione”. Come spiega anche il giudice Luca Minniti (presidente di sezione Immigrazione a Bologna): “Il dato è che più del 70 per cento di questi assistenti tornano a casa nel 2026, nonostante i risultati straordinari raggiunti: ma l’Unione europea ha finanziato la misura a termine perché il governo la rendesse permanente. Si dice che non ci sono le risorse finanziarie per farlo. Ma il governo deve trovarle, lo impone il Pnrr. Potrebbe ad esempio usare i finanziamenti annuali dell’operazione Albania, che da 30.000 persone all’anno previste, oggi invece serve a traslocare poche decine di migranti che avrebbero potuto rimanere, per il tempo necessario al rimpatrio, nei Cpr in Italia”.