di Federico Varese
La Repubblica, 20 luglio 2021
La legalizzazione della marijuana procede a ritmi incalzanti negli Usa: 37 Stati hanno legalizzato la cannabis terapeutica, mentre è possibile consumarla anche a scopo ricreativo in altri 19. Sembra che il Paese abbia raggiunto un punto di non ritorno. Ma dietro questa apparente marcia inarrestabile si nascondono misure confuse e contraddittorie, che mettono in pericolo la salute degli americani e ignorano l'ingiustizia sociale provocata dalla war on drugs inaugurata da Richard Nixon nel 1970. Ora una iniziativa legislativa del leader della maggioranza democratica al Senato, Chuck Schumer, promette di mettere ordine nella materia, ma si scontra con l'opposizione di molti rappresentati in entrambi i partiti e la freddezza del Presidente Biden.
In "Il Punto critico", un fortunato saggio del 2000 (Rizzoli), il giornalista scientifico Malcolm Gladwell mostrava come per alcuni fenomeni epocali il cambiamento è repentino, inarrestabile e non pianificato. Questo è avvenuto nel caso della legalizzazione della cannabis negli Usa. Nel 2012 il Colorado e Washington furono i primi due Stati a votare a favore della legalizzazione per uso ricreazionale. Oggi più di 146 milioni di americani vivono in territori dove il consumo è legale (45% della popolazione) e più del novanta per cento può farne uso per ragioni mediche. Quasi il settanta per cento degli intervistati è favorevole alla legalizzazione (nel 2004 era il 34%). Politici moderati e prima fermamente contrari si sono converti alla causa. Sono aumentati i prodotti a base di cannabis e c'è una borsa valori di aziende produttrici. Anche Amazon si è schierata per la legalizzazione e in diversi Stati vi sono compagnie che offrono la consegna a domicilio. La guerra alla cannabis sembra essere giunta al termine, come recita il sottotitolo dell'ultimo, documentato e molto utile saggio di Leonardo Fiorentini (L'onda verde. La fine della guerra alla droga, 2021).
Eppure le trasformazioni sociali possono essere caotiche. Ad esempio, nel Distretto di Columbia la legge del 2014 permette il consumo ma non la vendita. Continua a essere illegale il possesso nelle zone della città di proprietà del governo federale. Bisogna stare attenti in quale lato del marciapiede si cammina, altrimenti si rischia l'arresto. Diversi negozi vendono cartoline e souvenir per centinaia di dollari, e "regalano" dosi di marijuana. La confusione regna sovrana anche nei dispensari di marijuana medica. Gli autori di una rassegna pubblicata di recente nell'International Review of Psychiatry scrivono: "I prodotti (medici) non sono standardizzati quanto a dosaggio, potenza e composizione chimica". Lo status d'illegalità rende difficile condurre studi di natura causale su rischi e benefici del prodotto e d'identificare l'equilibrio giusto tra ingredienti e livello di tossicità. Nel frattempo, nel periodo 1995-2014 vi è stato un aumento medio di tre volte del contenuto del principio attivo Thc nei prodotti derivati dalla cannabis. Infine, mentre è legale produrre e vendere in molti Stati, rimane un reato federale depositare i proventi di quelle attività nelle banche, le quali sono regolate da una legge federale.
Qualche giorno fa il leader della maggioranza democratica al Senato, Chuck Schumer, insieme a due colleghi, ha presentato una proposta di legge per riordinare l'intera materia. Se passasse, il consumo non sarebbe più un reato federale, verrebbero cancellate le condanne per reati non violenti e si avvierebbe un programma di studi medici e sociali sugli effetti, positivi e negativi, della cannabis. La legge prevede anche tasse federali per finanziare progetti di giustizia retributiva per le comunità che più hanno sofferto a causa del proibizionismo. "La guerra alla droga è stata una guerra alle persone, in particolare alle persone di colore" hanno dichiarato i tre senatori. Cadrebbe anche il divieto di depositare denaro frutto del commercio di cannabis nelle banche. Per ora la proposta non ha la maggioranza (servono almeno 10 repubblicani oltre a tutti 51 democratici) e il Presidente Biden rimane contrario. È nondimeno un tentativo meritorio per frenare una legalizzazione caotica e pericolosa. Speriamo che anche questa legge diventi presto un punto di non ritorno.











