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di Roberto Giovannini

 

La Stampa, 31 maggio 2019

 

Il clima generale, lo Zeitgeist, ormai è chiaro: si ritorna indietro. E dunque festeggia la Lega, con in testa Matteo Salvini, e festeggia tutto il fronte proibizionista, che vede nella cannabis light l'anticamera della droga, e la porta d'accesso alla degenerazione morale.

"Siamo contro qualsiasi tipo di droga, senza se e senza ma, e a favore del divertimento sano", dice il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Esprime "soddisfazione" anche il ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana, che nel verdetto degli ermellini vede una "conferma delle preoccupazioni che abbiamo sempre manifestato in relazione alla vendita di questo tipo di prodotti". A questo punto, dice Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia, il governo deve "dare seguito a questa sentenza e chiudere immediatamente i cannabis shop. Basta perdere tempo: no alla droga, senza se e senza ma".

Una tesi che piace ad Andrea Caroppo, eurodeputato della Lega al Sud: "ora occorre chiudere negozietti e rimuovere distributori automatici, cominciando da quelli malevolmente installati vicino alle scuole". Anche Forza Italia sembra compatta a favore della svolta indicata dalla Cassazione. "È una decisione importantissima - dice il senatore azzurro Maurizio Gasparri - che può cancellare un equivoco che sta avvelenando le nostre città".

In attesa delle motivazioni della sentenza, "questo primo annuncio dà ragione e forza a chi come me ha sempre combattuto la diffusione delle droghe, pesanti, leggere o leggerissime, in tutte le sue forme". Per Annagrazia Calabria, sempre di FI, "non si possono tollerare zone d'ombra che in qualche modo legittimino la subcultura dello sballo".

E anche nel Partito democratico c'è chi, come Stefano Pedica, plaude alla sentenza "che di fatto è uno stop alla vendita della cosiddetta cannabis light", perché "non ci sono droghe di serie A e B. Sono tutte pericolose". Concordano Massimo Gandolfini, presidente del Family Day, che manifesta "grande soddisfazione", oltre che Toni Brandi e Jacopo Coghe, organizzatori del Congresso di Verona e presidente e vice presidente di Provita e Famiglia.

Un po' curiosamente, va detto, la maggior parte delle reazioni di chi critica la Cassazione non riguardano l'omologazione della cannabis (legale, anche in versione non light, in metà degli Usa e in tanti paesi Ue) con la droga. Tantomeno il fatto che sia legale la vendita di superalcolici, che lo Stato lucri sulla vendita di un prodotto mortale come le sigarette, o che il vicepremier con il rosario proponga di riaprire le case chiuse.

I più invece stigmatizzano il danno economico procurato dalla sentenza ai coltivatori e ai commercianti che hanno aperto i negozi. I Radicali esprimono così timore per "una sentenza "politica", in linea con il volere di un ministro che ha annunciato un'offensiva contro la cannabis light", e rilevano che si colpisce "uno dei più promettenti settori dell'agricoltura".

"Si cancella o si condanna al mercato nero un settore in espansione lungo tutta la filiera, dalla coltivazione alla commercializzazione; e in tutta la filiera si cancellano decine di migliaia di imprese e posti di lavoro regolari", afferma il segretario di +Europa, Benedetto Della Vedova. Sulla stessa linea c'è la maggioranza delle voci del Partito democratico: per il deputato Andrea Romano, la sentenza "rischia di rappresentare una pietra tombale per un settore in piena espansione".

Per l'altra deputata dem Giuditta Pini, con lo stop ai negozi "migliaia di giovani imprenditori che hanno investito i loro risparmi in aziende agricole e nel commercio rischierebbero la chiusura, migliaia di persone rischierebbero il posto di lavoro, e un mercato legale che stava sottraendo proventi alla criminalità organizzata diventerebbe illegale e invisibile".

Propone un'azione più incisiva invece il deputato radicale di +Europa Riccardo Magi. "All'Italia non serve una caccia alle streghe che allarga il mercato criminale. Serve una legge che legalizzi la cannabis e i suoi derivati. I numeri (senza "vincolo di mandato") ci sono. Bisogna subito costituire un intergruppo parlamentare. Da domani vediamo chi ci sta". Chi sa che faranno i Cinque Stelle: ieri sull'argomento cannabis solo un imbarazzato silenzio.