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di Valentina Arcovio

 

Il Messaggero, 2 giugno 2019

 

I commercianti si stanno organizzando per rispondere alla sentenza della Cassazione sulla cannabis light. Intanto però sono partite le operazioni delle forze dell'ordine su alcuni negozi sparsi per l'Italia. Come ad Avellino, dove la Guardia di Finanza ha sequestrato 72 confezioni di infiorescenze essiccate di cannabis light poste in vendita da un distributore automatico nei pressi di un istituto scolastico del capoluogo irpino. Il prodotto, pari a 221 grammi, è stato sequestrato insieme a cartine e accendini. Il proprietario è stato denunciato a piede libero alla Procura di Avellino sulla scorta della recente sentenza delle Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione.

Stessa operazione a Caserta. Tre negozi che vendevano cannabis sono stati sequestrati dai carabinieri che hanno eseguito un decreto d'urgenza di perquisizione e sequestro preventivo emesso dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). I titolari dei negozi sono stati denunciati perché "detenevano ed esponevano per la vendita infiorescenze, foglie, resina e olio ottenuti dalla coltivazione di una varietà di cannabis" che non rientra tra quelle ritenute "legali".

E ancora a Reggio Calabria. Qui alcuni esercizi sono stati sottoposti a controllo nel corso di un'operazione interforze che ha visto il coinvolgimento di Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di finanza. Nel corso dei controlli sono state repertati 59 campioni delle sostanze commercializzate, poi inviati al Gabinetto regionale di Polizia scientifica della Calabria ed al Reparto investigazioni scientifiche di Messina, perché vengano effettuati gli esami volti a stabilirne l'efficacia drogante.

L'operazione, riferisce la Questura, "è stata disposta dopo la decisione delle Sezioni unite penali della Corte di Cassazione, pubblicata con informazione provvisoria n.15 del 30 maggio, ove è stabilito che commercializzare i prodotti derivati dalla Cannabis light è reato". Su input del Ministro dell'Interno, in sede di Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica diretto dal prefetto di Reggio Calabria Massimo Mariani, già il 22 maggio scorso era stato deciso l'avvio di un'attività di ricognizione degli esercizi commerciali interessati per "monitorare il fenomeno della libera vendita dei prodotti".

Sequestri e denunce rientrano anche nella-linea del questore di Macerata Antonio Pignataro, secondo il quale i cannabis shop non chiuderanno per legge, ma dovranno rinunciare "a vendere infiorescenze, oli, resine, foglie" per non essere accusati di detenzione a scopo di spaccio di sostanze stupefacenti.

Dal canto loro le associazioni di categoria, commercianti e agricoltori sperano che le motivazioni della sentenza della Suprema Corte lascino più margine di interpretazione a favore della vendita dei "derivati", anche perché negli ultimi anni hanno investito molto sul business della canapa. Secondo la Coldiretti, i terreni coltivati a cannabis sativa sono aumentati: dai 400 ettari del 2013 ai quasi 4.000 per il 2018 nelle campagne da Nord a Sud.

Per questo Lello Ciampolillo del M5S ha annunciato la presentazione di un disegno di legge già domani mattina. "Bisogna dare una risposta immediata alle migliaia di imprese che hanno investito nella cannabis light", sottolinea. Più secca la posizione di Maurizio Gasparri (Fi), secondo il quale "la sentenza della Cassazione impone l'immediato stop al commercio di sostanze dannose".