di Nadia Ferrigo
La Stampa, 16 ottobre 2020
Le scorte scarseggiano e sono appena una ventina i laboratori galenici che preparano i farmaci. Le associazioni a tutela dei malati: "Speranza risponda". Non tutte le farmacie hanno un laboratorio galenico, meno ancora lavorano la cannabis medica.
Sono una ventina, non di più, prese d'assalto da migliaia di pazienti che potevano sceglierne anche distante centinaia di chilometri: una volta pronto il farmaco, bastava inviare un corriere per il ritiro e per la consegna a domicilio. Bisogna usare il passato, perché dopo una controversa circolare del ministero della Salute guidato da Roberto Speranza non si può più.
Con una comunicazione datata inizio ottobre, il Ministero ha comunicato che "la dispensazione del medicinale, ai sensi dell'articolo 45 del Dpr 309/90, deve essere effettuata in farmacia, dietro prestazione di ricetta medica, direttamente al paziente o a persona delegata". Per i pazienti che devono seguire una terapia che prevede la cannabis, un altro inconcepibile ostacolo che si somma alla cronica difficoltà di reperire il medicinale: nonostante gli annunci e le promesse, le scorte italiane di cannabis terapeutica prodotte dall'Istituto farmaceutico di Firenze non bastano. Così ancora una volta il Ministero della Salute ha dovuto acquistarne un carico da 600 chili dall'Olanda, come accaduto lo scorso anno. Anche se la ratio della norma è quella di incentivare la produzione dei farmaci a base di cannabis da parte di una platea più ampia di farmacie, l'unico effetto al momento ottenuto è quello di creare insormontabili difficoltà ai malati.
"Questa vicenda sta assumendo, sempre più, caratteristiche kafkiane e riguarda Il Ministero della Salute che ha deciso di esprimersi anche sulle modalità di spedizione della cannabis medica al paziente. O meglio, ha deciso di esprimersi sulle modalità per impedire la spedizione della cannabis medica al paziente - commenta Paolo Poli, presidente Sirca, Società Italiana Ricerca Cannabis e pioniere nell'uso della cannabis nelle terapie del dolore.
Cosa accade se la farmacia Galenica si trova a 200 km di distanza? Se il paziente, per problemi di salute, non può ritirarla? Se il delegato dal paziente non può permettersi di prendere un giorno di permesso per andare a ritirare il farmaco? Quando il Ministero della Salute ha deciso, tra le tante cose importantissime alle quali pensare, di esprimersi in tal senso, ha pensato alle ricadute nella vita reale? Colui o Coloro che hanno normato, si sono messi, anche solo per pochi minuti minuti, nei panni dei nostri pazienti, dei parenti, della famiglia?".
Forum Droghe, Associazione Luca Coscioni, Società della Ragione, Cgil, Cnca, Lila, Meglio Legale, Fatti Segreti, La Casa di Canapa, Radicali Italiani hanno scritto una lettera aperta al ministro Speranza, per denunciare inoltre il passaggio della circolare firmata dal nuovo direttore generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico Achille Iachino, nel passaggio in cui sono "consentite solo le forme farmaceutico del decotto e della vaporizzazione e esplicitamente negare la possibilità di prescrivere resine e oli".
"Alla vigilia del voto sulla raccomandazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che chiede il riconoscimento formale, all'interno delle Convenzioni internazionali, dell'uso terapeutico della cannabis riteniamo che l'Italia non possa fare passi indietro rispetto a quanto conquistato dal 2007 - si legge nella nota. Anche alla luce del Commento Generale sulla Scienza adottato dalla Nazioni Unite a maggio scorso, saremmo felici di poterLe presentare di persona ulteriori argomenti a bilanciamento delle gravi limitazioni sopra ricordate che, se confermate, comporterebbero un attacco al pieno godimento del diritto alla salute nel nostro paese".










