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di Claudio Mazzone

Corriere del Mezzogiorno, 28 ottobre 2024

Il procuratore di Perugia: “Il ruolo della magistratura non può essere simpatico”. E sui dossier: “Non c’è controllo sui dati e questo genera un pericolo per tutti. Dati sensibili sono risorsa economica per chi li ruba”. “Gli effetti delle riforme che riguardano la giustizia, poi finiscono per riverberarsi sui cittadini, per cui è evidente che parlando di democrazia e potere non si possa non parlare di giustizia”. Il Procuratore della Repubblica a Perugia, Raffaele Cantone, intervistato dal vicedirettore Corriere della Sera, Venanzio Postiglione durante uno dei talk di CasaCorriere a Napoli, è diretto nel rispondere alla domanda sulla riforma della Giustizia. “Questo - ha detto il magistrato- è un momento particolare, perché un momento nel quale ci sono tantissime riforme in corso, forse anche troppe. Io concordo con quello che ha detto il presidente della Cassazione, forse su questi temi ci sarebbe stato bisogno di un fermo biologico, non di continue riforme, per esempio, come quella che riguarda il processo penale. Ce ne sono tante poi che riguardano i temi ordinamentari, la separazione delle carriere. Tutta una serie di riforme che rischiano di cambiare completamente il pianeta giustizia, io credo in negativo, ma ovviamente è tutto un tema su cui sarebbe necessario anche una riflessione un po’ più attenta”.

Poi aggiunge: “Io ricordo - ha evidenziato l’ex presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione - di aver fatto due audizioni, alla Camera e al Senato, sul disegno di legge Nordio in materia di abuso d’ufficio. Due audizioni, così come tantissime altre, la mia sarà stata la meno rilevante. Di tutte le questioni che sono state sollevate, nessuna è stata tenuta in conto”. Sullo scontro tra magistratura e politica il Procuratore della Repubblica di Perugia ha spiegato che quello che si vive in questi giorni “è un refrain, perché qualcuno pensa che la magistratura debba svolgere una collaborazione dell’esecutivo ma in realtà la sua è una funzione di controllo e questo rende più difficili i rapporti. In una democrazia matura il ruolo della magistratura non può essere simpatico. Certo il pericolo che si possano alterare i rapporti tra i poteri c’è”. Ma c’è anche una caduta della credibilità della magistratura sottolineata da Cantone. “Ero appena entrato in magistratura quando hanno ucciso Falcone e Borsellino- ha detto - e oggi la magistratura, a differenza di allora, non gode della stessa credibilità. C’è sempre meno fiducia nei magistrati, ormai è la regola che chiunque perde una causa non pensa di aver torto ma invece si convince che ci sia qualcosa contro di lui e fa ricorso”.

C’è anche la vicenda dossier al centro del dialogo tra Cantone e Postiglione. “Non c’è controllo sui dati e questo genera un pericolo per tutti. Su questo siamo in grande ritardo. Abbiamo gettato il cuore oltre l’ostacolo troppo velocemente - ha detto il magistrato -. Ci siamo affidati alla tecnologia ma non ci siamo preoccupati degli effetti negativi. Le vicende che stanno emergendo mostrano come i dati sensibili rappresentano una risorsa economica allettante per chi prova a rubarli e oggi non siamo più in grado di invertire la rotta”. Da napoletano, Cantone chiude parlando della sua città, ora in fase di crescita. “Ricordo Napoli durante la crisi rifiuti - ha raccontato - e poi vedo oggi la città piena di turisti, quindi c’è stato un miglioramento ma questo non può essere una patina dietro la quale nascondere i problemi. Napoli è stata la prima città in cui un minorenne è stato condannato per associazione mafiosa, ci si spara tra ragazzi in strada. Oggi la città sta vivendo un momento di furore ma non ci possiamo fermare a questo perché ci sono problemi che non vanno nascosti”.