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wesud.it, 23 luglio 2026

L’ondata di caldo eccezionale di queste settimane sta semplicemente mettendo a nudo una paralisi strutturale che dura da anni. Negli istituti di pena italiani il sovraffollamento, la fatiscenza delle strutture e la perenne carenza di organici hanno raggiunto livelli non più sostenibili. A lanciare l’allarme è il Coordinamento Nazionale Dirigenti Penitenziari (CNDP) della FSI-USAE, che punta il dito contro un approccio politico ritenuto del tutto disconnesso dalla realtà quotidiana degli istituti. Secondo la sigla sindacale, le criticità del sistema non dipendono da improvvise fatalità, ma da carenze stratificate nel tempo. A pagare il prezzo più alto sul campo sono i Direttori e gli agenti di Polizia Penitenziaria, costretti a coprire turni scoperti e persino mansioni burocratiche e amministrative per evitare il blocco totale delle attività interne.

Il nucleo della protesta riguarda la genesi delle riforme e dei provvedimenti governativi, concepiti — denuncia il sindacato — esclusivamente nei palazzi romani dell’amministrazione centrale, senza alcun coinvolgimento dei dirigenti operativi. Un meccanismo che genera direttive spesso inapplicabili e lontane dai reali bisogni di sicurezza e gestione. “Soltanto chi vive ogni giorno la realtà delle sezioni conosce a fondo le criticità del sistema penitenziario”, sottolinea la nota del Coordinamento. I vertici degli istituti si trovano a dover bilanciare le esigenze di ordine pubblico con la tutela dei diritti dei detenuti e la gestione del personale, ma senza disporre degli strumenti e delle risorse economiche necessari.

Di fronte a questo scenario, il CNDP FSI-USAE solleva una richiesta formale indirizzata al Ministero della Giustizia e alla Presidenza del Consiglio: l’avvio immediato di un tavolo istituzionale permanente che coinvolga in modo diretto le rappresentanze dei Direttori. L’organizzazione sindacale chiarisce di non cercare uno scontro ideologico, ma un dialogo preventivo sulle misure da adottare. L’obiettivo dichiarato è mettere a disposizione della politica competenze ed esperienze dirette per elaborare interventi concreti, evitando che l’ennesima riforma del settore rimanga una semplice dichiarazione d’intenti scritta sulla carta.