di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 2 agosto 2024
Nottata di accuse reciproche tra maggioranza e opposizione, poi l’ok all’approdo in Aula dopo l’estate. La quiete dopo la tempesta. Dopo il caos durante la seduta fiume, nella notte, nelle commissioni congiunte Affari costituzionali e Giustizia della Camera, sul ddl Sicurezza, maggioranza e opposizione hanno trovato l’intesa per far approdare il testo in Aula solo dopo la pausa estiva, così da calmare acque che nelle ultime ore sono state fin troppo agitate. Tra le novità più importanti, e quelle più dibattute, l’emendamento del governo (approvato) che parifica la cannabis light alle droghe leggere: si sancisce così il divieto all’importazione, alla cessione e alla vendita di infiorescenze, resine e oli della canapa, anche quella a basso contenuto di Thc; di fatto equiparando il trattamento della cannabis light a quello della cannabis con più alte concentrazioni di principio attivo. La violazione della prescrizione viene infatti punita con le sanzioni previste dal Testo unico sugli stupefacenti.
“Il governo Meloni ha appena ucciso il settore della cannabis light nel nostro Paese - ha scritto sui social il segretario di Più Europa, Riccardo Magi - in preda alla furia ideologica, cancella una filiera tutta italiana, 11mila posti di lavoro. E pensano anche di aver fatto la lotta alla droga”. È stato invece ritirato l’emendamento della Lega che puntava a vietare l’utilizzo di “immagini o disegni, anche in forma stilizzata, che riproducano l’intera pianta di canapa o sue parti su insegne, cartelli, manifesti e qualsiasi altro mezzo di pubblicità per la promozione di attività commerciali” . I leghisti hanno ritirato anche gli emendamenti sulla castrazione chimica per gli stupratori, sul reato integralismo e sull’obbligo di sermoni religiosi solo in lingua italiana.
Approvato invece quello che introduce le bodycam per le Forze di Polizia, “uno straordinario risultato dalla portata storica a beneficio degli operatori di sicurezza del nostro Paese” secondo il sottosegretario leghista all’Interno Nicola Molteni. Le bodycam sono giudicate “uno strumento di trasparenza, tutela, protezione e deterrenza indispensabile e utile per una efficace ed efficiente operatività dei nostri servitori dello Stato, impegnati nella difesa della legalità e dei valori democratici del nostro Paese”.
Un provvedimento che nel suo complesso è stato definito “liberticida” dalle opposizioni, e in particolare il Pd che ha contestato anche i tempi decisi dalla maggioranza, la quale ha imposto la restrizione dei tempi del dibattito, costringendo le opposizioni a interventi di 30 secondi su un provvedimento che non è in scadenza. “Il ddl sicurezza è pericoloso e incostituzionale perché contiene forti restrizioni dei diritti”, hanno sottolineato dai banchi del Pd criticando fortemente le modalità dell’iter in commissione. Per i dem “questa modalità di organizzazione del dibattito, non diversa peraltro da quanto già avvenuto nella stessa commissione affari costituzionali per l’autonomia differenziata, non può essere accettata perché non consente il corretto dibattito parlamentare e schiaccia completamente i diritti delle opposizioni”, per poi parlare di “dittatura della maggioranza”.
Alla richiesta del Pd si è unita anche Iv con Maria Elena Boschi, secondo la quale “quando accaduto è inaccettabile” e il M5S con Agostino Santillo che ha definito tutta la discussione “sconcertante”. A Pd, Iv e M5S si sono uniti anche Alleanza Verdi e Sinistra e lo stesso Magi, che ha definito “umiliante” il contingentamento dei tempi. Ma quando la rottura sembrava insanabile, ecco che la capigruppo, convocata in fretta e furia dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, ha riportato se non il sereno quantomeno una parvenza di normale dibattito parlamentare. Un risultato che è stato accolto con entusiasmo dalle parti del Nazareno.
“Il rinvio dell’approdo in Aula del ddl sicurezza a dopo la pausa estiva è merito dell’unità delle opposizioni, che con fermezza hanno lavorato in commissione alla camera per sottolineare, nel merito, le storture di un provvedimento liberticida e incostituzionale - ha detto la responsabile Giustizia dem, Debora Serracchiani - Ma anche per difendere le prerogative del Parlamento: tutti i parlamentari, inclusi quelli di maggioranza, devono poter lavorare ed esaminare i provvedimenti correttamente. Impedirlo è un atto di violenza alle prerogative parlamentari su cui ci opporremo sempre con forza”.









