di Salvo Palazzolo
La Repubblica, 26 agosto 2025
Da sei mesi, la Commissione parlamentare antimafia e la Direzione nazionale antimafia stanno provando ad ottenere dal Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, la lista completa dei boss ergastolani andati in permesso premio. Ma un elenco completo non è stato ancora fornito, semplicemente perché non c’è. Insomma, regna il caos in una materia così delicata. E le conseguenze si sono viste: il ritorno a Palermo di pericolosi mafiosi come Raffaele Galatolo o Ignazio Pullarà non è stato comunicato dai tribunali di sorveglianza alla direzione distrettuale antimafia. I rischi si possono immaginare.
Per giorni, mafiosi di calibro non sono stati controllati, monitorati. Così, potrebbero anche aver incontrato i complici vecchi e nuovi. Perché - per restare a Galatolo e Pullarà - l’Acquasanta e Santa Maria di Gesù restano territori permeati da una pesante presenza criminale. E quei cognomi pesano ancora, nonostante le valutazioni dei tribunali di sorveglianza che considerano i due anziani padrini come dei detenuti modello. Lo saranno pure detenuti modello (in realtà, tutti i mafiosi lo sono), ma restano degli irriducibili, con tanti segreti mai svelati.
Ma torniamo alla lista che non c’è. Dopo svariate sollecitazioni, il Dap ha inviato un elenco lunghissimo di nomi, sono tutti i detenuti scarcerati negli ultimi mesi. Per fine pena, per motivi di salute e anche per permessi di vario tipo. In questo lungo elenco, non è neanche chiaro il motivo della scarcerazione. Come dire, caos su caos. Con un ulteriore paradosso, già denunciato da “Repubblica”: la lista degli scarcerati è stata classificata dal Dap come segreta.
Evidentemente, per il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria i provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria sono riservati. Insomma, al danno la beffa di un segreto su una materia che invece avrebbe bisogno del massimo di pubblicità: i dati sugli scarcerati dovrebbero essere condivisi il più possibile. Non solo tra le forze dell’ordine e la magistratura, ma anche nella società civile. Per le finalità più diverse, dal dibattuto sulla sicurezza allo studio, la ricerca, in questa fase nuova della lotta alla mafia caratterizzata dal ritorno di nomi di primo piano dell’organizzazione mafiosa. E, allora, se la lista del Dap è segreta, gli unici nomi di cui sappiamo restano quelli svelati dall’inchiesta di “Repubblica”: l’ultimo a fare qualche giorno di vacanza a Palermo è stato Salvatore Rotolo, il killer del professore Paolo Giaccone.
Pure lui in permesso premio. Com’è noto, dal 2019, anche i boss posso accedere ai benefici penitenziari, così ha stabilito la Corte Costituzionale. È sufficiente che vengano escluse due circostanze: “L’attualità della partecipazione all’associazione criminale” e poi anche “il pericolo del ripristino di collegamenti con la criminalità organizzata”. La Cassazione ha poi ribadito che è necessario un altro parametro importante: i boss devono dare prova di avere risarcito le loro vittime. Ma è il paramento meno rispettato: tutti i boss dicono infatti di essere nullatenenti per i sequestri subiti.
Per certo, il problema più urgente resta quello del monitoraggio dei provvedimenti adottati. Nel passato, le comunicazioni sui permessi premio sono state curate dagli “uffici matricola” dei penitenziari, che hanno inviato fax o email alle stazioni dei carabinieri o alle questure del territorio. Una comunicazione parcellizzata, senza una visione d’insieme. È il motivo per cui oggi non esiste una banca dati dei mafiosi che escono dal carcere in permesso premio.
Eppure, basterebbe una semplice App per geolocalizzare i mafiosi temporaneamente scarcerati sul territorio. Una App gestita dal Dap, aggiornata in tempo reale, a disposizione delle procure distrettuali antimafia e delle forze dell’ordine impegnate sul territorio. Uno strumento utile per la prevenzione, ma anche per le indagini: la mappa dei mafiosi in permesso premio andrebbe infatti incrociata con quella dei boss definitivamente scarcerati perché hanno finito di scontare il loro debito con la giustizia. A Palermo, ce ne sono di pericolosi in libertà: Calogero Lo Piccolo a Tommaso Natale, Giovanni Sirchia a Passo di Rigano, Tommaso Di Giovanni a Porta Nuova. È un momento davvero delicato per la lotta alla mafia e i boss continuano ad avere un’idea fissa: riorganizzare Cosa nostra.











