di Gian Vittorio Caprara*
Il Domani, 30 luglio 2026
Gli ideali della democrazia, oggi in crisi, sono il risultato della comprensione della condizione umana. Gli psicologi possono avere un ruolo proattivo nel cogliere il senso delle trasformazioni odierne. Risulta sempre più evidente che l’attuazione della democrazia è ben più dell’enunciazione di un insieme di principi e del rispetto di un insieme di norme e procedure per la gestione della convivenza e la regolazione del potere; essa è infatti e prima di tutto una questione di visioni del mondo, di aspirazioni, convinzioni e abitudini condivise.
Ciò è particolarmente vero quando gli ideali moderni della democrazia reclamano l’eguale diritto degli individui a essere trattati con giustizia e rispetto ed opportunità adeguate perché tutti possano attualizzare le proprie potenzialità. La realizzazione di tali ideali dipende tanto dall’efficacia delle istituzioni e dalle competenze e dall’onestà delle élite politiche, quanto dalla determinazione dei cittadini. Promuovere la democrazia implica imparare a valorizzare il capitale intellettuale delle persone e incoraggiare la loro capacità di giudizio autonomo, il loro pensiero critico e la loro responsabilità, in modo che attribuiscano valore all’agire per il bene comune e conformino la loro condotta al suo perseguimento.
Ed è seguendo tale ragionamento che sono giunto alla convinzione che la realizzazione della democrazia sia fondamentalmente una impresa morale la cui realizzazione dipende dal grado in cui i cittadini fanno propri i principi che essa persegue, come componenti centrali della propria identità, ed agiscono in accordo ad un’etica del bene comune. Le élite non hanno più bisogno della democrazia, ormai è il governo che elegge il suo popolo Maggiore comprensione Di fatto gli ideali democratici sono il risultato di una maggiore comprensione della condizione umana e di un’evoluzione della convivenza che hanno portato a riconoscere che le persone sono agenti morali capaci di giudizio e responsabilità, di distinguere il bene ed il male, potenzialmente predisposti a vivere bene con gli altri.
Ed è in accordo con i progressi della ragione che si è infine approdati alla convinzione che la vita buona, quella che merita di essere vissuta e che realizza al meglio l’umanità di ciascuna persona, è quella che consente a tutti di vivere bene insieme con gli altri. A questo riguardo gran parte della ricerca psicologica avvalora la riflessione filosofica che individua nella verità, la giustizia e la solidarietà i principi morali che promuovono il rispetto di sé e la fiducia negli altri, fondamentali per una buona convivenza ed essenziali per il buon funzionamento della democrazia. Tuttavia, la stessa ricerca psicologica indica che non si può dare per scontato, nemmeno nei sistemi democratici, che questi principi morali valgano egualmente per tutti come obblighi cui conformare la propria condotta e che tutti abbiano le stesse opportunità di appropriarsene e di realizzarli. Le tensioni tra interesse personale e bene comune costantemente mettono alla prova la capacità di conciliare giudizio, volontà e responsabilità.
Di fatto la democrazia è inadempiente e costantemente minacciata dal fallimento quando il giudizio e le aspirazioni dei suoi governanti e dei suoi cittadini non operano come moltiplicatori di razionalità, fiducia, solidarietà ed efficacia collettiva. Bisogna tornare ai gesti e alla materia. La democrazia “si fa”, come l’amore Segnali di malessere Anche nel nostro Paese non si possono ignorare i sintomi di malessere della nostra democrazia, attestati dalla mancanza di partecipazione attiva di ampi settori della cittadinanza, dalla polarizzazione della discussione politica, dallo svuotamento della rappresentanza e dal vuoto di idealità lasciato dalla erosione e scomparsa delle tradizionali appartenenze di destra e di sinistra.
In particolare non dobbiamo sottovalutare i costi dello scetticismo e del disincanto quando comportano profondi e diffusi sentimenti di rancore e impotenza che minano il giudizio critico e avvelenano la discussione pubblica. I rischi diventano ancora più gravi quando gli interessi di pochi, attraverso la forza combinata di disinformazione e corruzione, fanno leva sul risentimento per estendere il proprio potere a scapito degli interessi collettivi. È allarmante l’attrazione che possono esercitare leader forti che mostrano caratteristiche personali come il narcisismo, il cinismo ed il machiavellismo. Ancor più allarmante è l’ostentazione del potere economico e la legittimazione “morale” della sua supremazia.
Appellarsi agli ideali della democrazia e invocarne la difesa non è sufficiente ad allontanare le ombre che oggi la minacciano, se non si comprendono gli ostacoli che contrastano la sua attuazione e non si intraprendono le azioni necessarie per realizzare la mobilitazione e vigilanza collettiva di cui essa ha bisogno. Democrazia e giovani europei, un italiano su quattro vorrebbe un governo autoritario Il ruolo della psicologia Per questo ritengo che la psicologia possa svolgere un ruolo decisivo di risveglio delle coscienze e di rilancio dell’impegno democratico e che gli psicologi possano assumere un ruolo proattivo nel cogliere il senso delle trasformazioni che stanno avvenendo nei modi di pensare, desiderare ed agire, nel riconoscere le necessità che è prioritario soddisfare per preservare condizioni di vita e convivenza che di più si accordano con lo sviluppo ed il benessere delle persone, nel monitorare il grado in cui le decisioni dei governanti e le politiche pubbliche sono scientificamente bene informate e congruenti con il perseguimento del bene comune.
Verosimilmente la disuguaglianza rappresenta oggi il problema che più mette alla prova la capacità delle democrazie di realizzare i propri scopi e per la psicologia un banco di prova per provare l’importanza delle sue conoscenze per la promozione del bene comune. Sebbene il rispetto e lo sviluppo della persona umana, in tutta la sua dignità, siano riconosciuti e celebrati nelle carte costituzionali, non sembra che a tutti siano state ancora concesse pari opportunità di realizzare il proprio potenziale e, di conseguenza, pari opportunità di successo e merito, anche nei paesi socio economicamente più sviluppati.
La mancanza di risorse, unita all’assenza di cure adeguate, compromette inevitabilmente il riconoscimento e lo sviluppo dei talenti individuali privando l’umanità di straordinarie risorse con costi enormi per la convivenza civile e per la democrazia. È inevitabile che il costo per la democrazia diventi sempre più insostenibile quanto più aumenta il divario tra i pochi che dispongono di grandi ricchezze e i molti che hanno molto meno di quanto ritengono di meritare. Ciò vale anche per il nostro Paese. Forse la disuguaglianza è inevitabile, ma non necessariamente deve risultare intollerabile come accade quando stare dalla parte svantaggiata della distribuzione delle ricchezze si associa a perdita del rispetto di sé, risentimento, rassegnazione, paura, isolamento e abbandono.
Vi sono beni immateriali della democrazia come la fiducia, la simpatia, la sicurezza, la speranza, l’efficacia collettiva ai quali neppure i ricchi possono rinunciare, ma che è difficile garantire anche a loro quando larga parte della popolazione ha la sensazione di non essere tra i convitati. Da quando mi sono avvicinato alla disciplina psicologica mi sono sempre più persuaso, guardandomi attorno, che tutti abbiamo un debito di gratitudine ed un dovere di condivisione nei confronti dell’umanità, debito e dovere, che sono progressivi e perciò tanto maggiori quanto maggiori sono stati i talenti ricevuti, i riconoscimenti, i meriti e i successi.
I primi non avrebbero potuto fruttare e gli altri non avrebbero potuto essere conseguiti senza i progressi della ragione e della coscienza morale delle generazioni che ci hanno preceduto e che abbiamo l’obbligo di preservare per quelle che seguiranno dopo di noi. Le sfida che dobbiamo affrontare è morale e politica e riguarda tutti noi. È un obbligo morale di tutti garantire a ciascuno condizioni di vita che consentano di apprezzare i propri talenti e meritare il rispetto proprio e altrui. È una necessità politica dare priorità allo sviluppo morale e civico dei cittadini, affinché acquisiscano la mentalità necessaria per trattarsi reciprocamente con cura e assumersi la responsabilità di preservare e tramandare alle generazioni future degne condizioni di vita.
Una democrazia che non investe nel potenziale morale e nell’impegno civico dei cittadini è simile a un’economia che non valorizza le proprie risorse e non investe nell’innovazione. Verosimilmente, la democrazia che abbiamo conosciuto deve esser in grado di trascendere se stessa. Sono stati compiuti notevoli progressi verso gli ideali di libertà ma meno verso l’eguaglianza e la fratellanza. Di fronte alle tragedie millenarie della guerra e della povertà, ed al costante riproporsi della banalità e normalità del male l’impresa può sembrare formidabile, ma il futuro non lascia alternative. Non è più sufficiente indignarsi, è necessario agire e farlo presto. La malattia del secolo. Le nostre democrazie sono in decomposizione
*Professore Emerito all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, è tra i principali studiosi italiani di psicologia della personalità e dei processi morali, ha dedicato ampie ricerche al tema dell’agency, dei valori e della convivenza democratica.









