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di Sergio Labate*

Il Domani, 8 settembre 2025

Abbiamo assistito in questi giorni alla celebrazione in pompa magna di un altro nuovo ordine mondiale. Ma una domanda rimane: quali sono gli elementi di alterità che caratterizzano questo “altro” ordine mondiale? Tra non molto, l’unica che rimarrà è la potenza: niente più che due potenze differenti che si contendono lo stesso tavolo e lo stesso progetto di mondo. In questi giorni un altro ordine mondiale si è autocelebrato presentandosi al mondo in pompa magna. Certamente non è difficile approfittare del nostro tragico declino. In politica non esiste il vuoto. E quello che l’Occidente sta lasciando è un vuoto, una pervicace e ottusa sottrazione di tutti gli strumenti che potevano garantirci ancora autorevolezza.

Abbiamo demolito il diritto internazionale, le istituzioni sovranazionali, le democrazie dei limiti e della protezione sociale; messo in discussione la separazione dei poteri, il parlamentarismo. Ci siamo illusi che bastasse la pura forza della guerra (economica o militare che sia) a riempire il vuoto che abbiamo creato. Ovviamente non basta. Però tutte le analisi di questi giorni non sono riuscite a rispondere compiutamente all’unica domanda che mi pare interessante farsi: che elementi di alterità caratterizzano questo “altro ordine mondiale” che pretende di essere già tale?

Due società - Prendiamo la guerra fredda, quando due ordini mondiali si contrapponevano. A quei due ordini corrispondevano due “progetti di società” chiaramente distinguibili. L’alterità era garantita dal disaccordo sulla funzione sociale del capitalismo e del suo rapporto con lo stato e con la democrazia. Non mi interessa evidentemente dare un giudizio di merito, sto semplicemente ricordando che l’alterità tra i due progetti era evidente: da un lato la convinzione che capitalismo e democrazia potessero essere sufficienti a preservare una società di cittadini liberi, dall’altro l’idea di un ordine mondiale fondato su un progetto economico e sociale che non avesse alcun carattere capitalistico. Chi simpatizzava - anche da questa parte di mondo - per quell’ordine mondiale condivideva in forma più o meno estrema la critica sociale al capitalismo.

Tra i due ordini mondiali che si contrappongono adesso non è certo la funzione del capitalismo il principio di differenziazione. Tutt’al più la Cina e la Russia, per non parlare degli altri, rappresentano modelli differenti di capitalismo, non certo modelli ad esso alternativi. Chi oggi rimane critico del capitalismo non può guardare con interesse - e nemmeno con curiosità, se posso permettermi - a quell’altro ordine mondiale che si annuncia.

Le differenze - Resterebbero così altri due principi di differenziazione: la democrazia e la guerra. Ma anche in questi casi stento a riconoscere un’eterogeneità fondamentale. Diciamo che questo altro ordine mondiale non brilla certamente per rispetto dei principi democratici (se qualche lettore pensa tra sé e sé che quest’affermazione gli pare un eufemismo, ha perfettamente ragione). Ma anche noi non stiamo proprio messi benissimo.

Tra colonialismo di ritorno, autocrati che governano la più grande democrazia del mondo, spinte generali a trasformare il dispositivo democratico in meccanismo di legittimazione periodico di un capo assoluto, disprezzo radicale dei diritti umani (non dico solo a Gaza, basta farsi un giro nelle carceri), mi pare che quel vuoto da cui sono partito sia decisamente un vuoto di democrazia. Che viene rimpiazzato da Putin e Li Qiang, non so se mi spiego. Quanto alla guerra, pur riconoscendo anche qui la repentina torsione bellica dell’ordine mondiale proposto dall’occidente - che ormai considera la pace un disvalore e fa di tutto per avere di nuovo militari professionisti ed economie di guerra - mi dichiaro in disaccordo con le previsioni di D’Alema.

Che affida un nuovo ordine mondiale fondato sulla pace a personaggi come Putin e che presenzia a quella che non appare propriamente come una manifestazione che promette pace, ma sembra nient’altro che la solita celebrazione della potenza bellica. Parate militari, testate nucleari, dichiarazioni di immortalità (che riguarda esclusivamente il corpo dei dittatori, perché dubito che gli operai cinesi e i contadini russi abbiano un’aspettativa di vita che si approssimi all’immortalità).

Lo stesso progetto - La conclusione di questo banale confronto non è né banale né incoraggiante. Nessun altro ordine mondiale si sta preparando. Ce ne sono stati due, per qualche decennio. Uno è crollato da sé, l’altro ha deciso di trasformarsi smascherando la propria natura violenta e togliendosi definitivamente anche la maschera della democrazia. Adesso i due ordini mondiali che si contrappongono si contengono lo stesso progetto di società, fondato sul progressivo sviluppo del capitalismo predatorio, sulla dismissione definitiva della democrazia, sull’egemonia della guerra su ogni razionalità della pace. Tra non molto, l’unica alterità che rimarrà tra loro è la potenza: sono niente più che due potenze differenti che si contendono famelicamente l’unico mondo che abbiamo (e che il capitalismo, la fine della democrazia e l’infittirsi della guerra promettono di distruggere molto più in fretta del previsto).

*Filosofo