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di Raffaella Calandra

Il Sole 24 Ore, 14 settembre 2024

Melillo: “L’impresa criminale si sviluppa secondo gli stessi parametri di quella legale”. Il provvedimento era stato annunciato dopo la morte di Satnam Singh, il bracciante dell’Agro Pontino abbandonato con il braccio amputato e lasciato morire lì. Dopo tre mesi, il governo si prepara a presentare un nuovo pacchetto di interventi. Norme in via di perfezionamento, da portare in Consiglio dei Ministri forse già la settimana prossima. La prospettiva, soprattutto, il rafforzamento dell’opera di prevenzione. Parola d’ordine, sempre più, anche delle misure dell’autorità giudiziaria nel contrasto allo sfruttamento del lavoro.

La lotta al caporalato e a “tutte quelle condizioni di irregolarità che impoveriscono il mercato del lavoro” è stato anche uno dei temi affrontati nella riunione ministeriale G7 a Cagliari, ha detto la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone. Come per le mafie, da tempo in Italia “il caporalato non è più relegato nelle aree del Mezzogiorno”, denuncia la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo. Nel messaggio inviato all’Università Statale di Milano - a conclusione della tre giorni di studio su “mafia e lavoro” promossi da Cross, Osservatorio sulla criminalità organizzata, coordinato dal professor Nando dalla Chiesa - ricorda che “eventi come il Giubileo o i giochi Milano-Cortina impongono uno straordinario impegno, per evitare le infiltrazioni criminali” e rivolge l’attenzione sul ruolo degli ispettori e sulla “crescente domanda di manodopera”.

Un punto quest’ultimo cruciale, in un sistema di sempre maggiore esternalizzazione e di crescente domanda di flessibilità, con le mafie divenute operatori economici in grado di offrire servizi. È allora nella filiera dei subappalti e di cooperative dalla vita breve, “per riuscire a sfuggire alle verifiche, che più facilmente si innestano fenomeni di caporalato e di criminalità organizzata”, tratteggia Alessandra Dolci, coordinatrice della Direzione distrettuale antimafia. A Milano si sono succedute negli ultimi anni inchieste che hanno portato alla luce in più ambiti contesti di sfruttamento del lavoro, di vulnerabilità, come di minacce.

“Ma le denunce sono aumentate”, riflette. Le risposte alle inchieste sono state però anche i protocolli per evitare che aziende tornate nella legalità - dopo l’intervento del Tribunale con l’amministrazione giudiziaria - si ritrovino poi poste ai margini del mercato. “Dopo quello sulla logistica con la creazione di una piattaforma, presto un nuovo protocollo sarà firmato in Prefettura anche per il settore della moda”, anticipa Dolci. Nel “mercato drogato” da dinamiche illecite e criminali “l’insolvenza e la bancarotta diventano allora fattori da monitorare”.

A complicare ulteriormente la comprensione dei fenomeni, la consapevolezza, per dirla con il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Giovanni Melillo, che sempre più spesso “l’impresa criminale si sviluppa secondo gli stessi parametri di quella legale e a volte - ammette - il giudice annaspa coni vecchi strumenti”. Area criminale e area grigia sempre più contigue, in una realtà come quella di Milano, “che fa gola con i suoi investimenti”, premette il sindaco Beppe Sala, che sottolinea la necessità di “tenere alta la guardia” nei prossimi grandi eventi, come sui lavori agli scali ferroviari.