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di Gabriele Romagnoli

La Repubblica, 11 aprile 2024

La prigione dev’essere un luogo di privazione della libertà, ma anche di preparazione al reinserimento. Il condannato resta un cittadino, non deve perdere la dignità. Purtroppo nessuno vuole riformare il carcere. La verità è che c’è una resistenza sociale alla umanizzazione delle prigioni. Il punto è che il livello di vita dei detenuti deve essere inferiore a quello del gradino più basso nella scala sociale di chi detenuto non è. Un poveraccio onesto non può sopportare che un carcerato viva meglio di lui, è una cosa che creerebbe rivolte. Ma una società democratica deve cercare di migliorare le condizioni di entrambi”.

La Prima Cosa Bella di giovedì 11 aprile 2024 è stata Robert Badinter, l’uomo che fece abolire la ghigliottina e che aveva un’idea sensata sul carcere e sulla società. Mi è tornato alla mente leggendo una lettera a Repubblica. È morto due mesi fa, a 96 anni, sazio di vita e saggezza. Ci incontrammo nella sua casa di Parigi, dalle cui finestre si vedevano i giardini Luxembourg.

Mi consegnò una ricetta per una miglior politica penale. In due punti. “Primo: no alle pene di breve durata. A che serve condannare qualcuno a sei mesi? Solo a farne un criminale 180 giorni dopo. Secondo: cambiare il regime carcerario. È umiliante. I progressi fatti non sono sufficienti”.