di Piera Detassis
Elle, 12 gennaio 2023
C’è modo e modo di far ridere, per il regista Riccardo Milani fare commedia non è mai pura consuetudine ma la ricerca del sorriso aspro, attento agli esclusi e che, nelle punte migliori, sa unire ironia sfrontata e critica sociale a una certa preveggenza.
Aveva già indovinato tutto con il proverbiale Come un gatto in tangenziale e quello scontro cruciale Capalbio-coccia di Morto che prefigurava il declino di una certa sinistra da salotto e il riscatto della parmigiana in spiaggia libera, fenomeni oggi da prima pagina.
Nel suo nuovo film Grazie ragazzi (nelle sale), remake del francese Un triomphe, Milani ritrova per la quarta volta Albanese, nel ruolo di un attore disoccupato, Antonio, che sopravvive doppiando porno e controvoglia accetta di tenere un laboratorio di teatro ai detenuti in carcere. Poiché la loro condizione è quella della perenne attesa, li convince a mettere in scena il siderale Aspettando Godot, esattamente come successe nella realtà all’ispiratore della storia, lo svedese Jan Jonson che lo stesso Samuel Beckett volle incontrare.
Con lenta determinazione, tra mille resistenze e paranoie, l’imprevedibile succede, Antonio cattura un filo di speranza nella schizofrenia dei suoi improvvisati attori e il gruppo parte per un tour trionfale nei teatri italiani, i secondini come scorta, perché non è detto che il successo basti a lenire l’idea di un’evasione in massa. Sfoderano gran talento Vinicio Marchioni, Giacomo Ferrara, Giorgio Montanini e Andrea Lattanzi nel ruolo dei detenuti, convincendoci che la forza del cuore e della rabbia possano vincere in contropiede sulla pura tecnica, abbattendo i muri culturali e anche le resistenze della direttrice del carcere, la brava Sonia Bergamasco.
A dare corpo e peso a quest’utopia di riscatto ci pensa Albanese, che cesella con rabbiosa perfezione il passaggio da sconfitto a protagonista della propria vita e chiude con un monologo che è una prova di commovente bravura. Lasciati per un attimo da parte Epifanio e Cetto La Qualunque, i suoi straordinari personaggi, la loro brusca poesia riluce comunque sullo sfondo.
Grazie ragazzi è una commedia gentile eppur spietata nelle pieghe, ironica autobiografia d’autore che ci porta dietro le quinte survoltate di un set o di un teatro, dentro i parossismi degli attori tromboni come lo smaliziato capocomico Michele (un impeccabile Fabrizio Bentivoglio) e dove appare chiaro che la ritrovata passione di Antonio nel film è la stessa di Albanese, per il quale calcare un palcoscenico è ancora una forma civile e politica di sfidare la realtà.










