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di Riccardo Polidoro

Il Riformista, 17 marzo 2022

Il Ministro della Giustizia Marta Cartabia, in visita alla Casa Circondariale di Torino, dopo le segnalazioni del Garante nazionale e dei Garanti locali, ha dichiarato di aver visto “un reparto inguardabile per la sua disumanità, sia per le condizioni di lavoro della polizia penitenziaria, sia per i detenuti”.

Parole che descrivono una realtà insostenibile per un Paese civile, perché si riferiscono ad un bene che non è nella disponibilità di altri, nemmeno dello Stato: la dignità. Termine questo più volte ricorrente, solo poco tempo fa, nel discorso d’insediamento del Capo dello Stato al suo secondo mandato.

Ma nonostante ciò, alcuna conseguenza vi è stata a quelle altrettanto gravi affermazioni. Forse perché è notorio che quanto visto a Torino rispecchia la situazione della gran parte degli istituti penitenziari, da sempre abbandonati da una politica miope, che non comprende le irrinunciabili ragioni di avere un sistema penitenziario del tutto diverso e allineato con i principi costituzionali e le norme in vigore.

Come l’aumento del prezzo del carburante penalizza l’intera economia, un carcere violento e repressivo mina costantemente la sicurezza dei cittadini. È questo un principio più volte ribadito dal Ministro della Giustizia, ma siamo a metà marzo e nulla è stato concretamente fatto per modificare una situazione che avrebbe dovuto vedere nel mese di gennaio scorso, così come annunciato, un intervento concreto da parte del Governo.

I lavori dell’ennesima Commissione per la Riforma, terminati a dicembre, non hanno prodotto alcun risultato, mentre è stato del tutto ignorato, ormai da oltre tre anni, il lavoro della Commissione ministeriale presieduta dal professor Glauco Giostra, che faceva tesoro di quanto emerso dagli Stati generali dell’esecuzione penale, istituiti dopo l’ennesima condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Insomma l’importante è non fermare la barca - ed è giusto - ma come sarebbe bello navigare con la coscienza tranquilla.