di Luigi Manconi e Marica Fantauzzi
La Repubblica, 12 agosto 2024
Il 9 maggio 2023 una pattuglia di frontiera statunitense ha fermato una famiglia di cinque persone migranti vicino a Brownsville, in Texas. Durante il trattenimento, la figlia di otto anni ha iniziato a mostrare sintomi di affaticamento cardiaco. Adra aveva dolori addominali e febbre alta ed è stata sottoposta a una visita di controllo all’interno della stazione di polizia di frontiera, ad Harlingen. Lì, messa in isolamento, peggiorerà velocemente, nonostante le continue richieste da parte della madre di portarla in ospedale. L’ambulanza arriverà quando era ormai troppo tardi, la bambina sarebbe morta poco dopo.
Quest’episodio, documentato e raccontato da media anche al di qua dell’Oceano, ha innescato negli Stati Uniti una serie di riflessioni sul diritto alla salute dei minori trattenuti o detenuti nelle carceri statunitensi. Era, infatti, una morte evitabile quella di Adra, così come lo sono tante patologie che a contatto con il carcere degenerano quando già esistenti o nascono e deflagrano a contatto con l’ambiente penitenziario. L’assistenza sanitaria per gli adolescenti trattenuti negli istituti penitenziari è un tema largamente sottaciuto che - ha denunciato nel suo ultimo rapporto l’American Pediatric Society - desta preoccupazione se si prendono in considerazione i numeri, sempre crescenti, della detenzione minorile: ogni anno negli Stati Uniti sono circa 128.000 i giovani arrestati, numero che si somma ai minori stranieri non accompagnati fermati alla frontiera meridionale.
Tra il 2022 e il 2023, infatti, si sono raggiunti numeri senza precedenti con 131.519 minori soli che tentavano di varcare il confine. Il documento redatto dai pediatri statunitensi è un prezioso strumento di analisi che, al di là della specificità americana, mira a denunciare come la foga carceraria finisca per ignorare la portata patogena di queste istituzioni totali, specialmente se minorili. “I giovani detenuti affrontano sfide gigantesche per veder assicurato il loro diritto alla salute: l’esiguità delle risorse, la frammentazione del sistema sanitario intramurario, la mancanza di coordinamento tra operatori sanitari esterni e interni al carcere e la totale inadeguatezza delle sezioni sanitarie all’interno delle strutture detentive - scrivono i pediatri - finiscono per acutizzare irrimediabilmente la cronicità delle malattie presenti tra i minori detenuti”.
Tanto da far dire alla Corte Suprema degli Stati Uniti che “la deliberata indifferenza nei confronti delle gravi esigenze mediche dei detenuti viola la Costituzione” poiché contraddice l’art. 13 in cui viene decretata l’inviolabilità della persona. Diabete, ipertensione, disturbi dell’alimentazione, insonnia, fino ad arrivare a patologie psichiatriche gravi sono solo alcune delle condizioni presenti in larga scala fra i giovani detenuti nelle carceri minorili statunitensi. E il quadro peggiora se si analizza il dato di quei minori costretti a scontare la pena all’interno di istituti per adulti. In un recente studio di Semenza, Silver e Jackson Youth Incarceration in Adult Facilities and Mental Health in Early Adulthood, si fa riferimento al fatto che in molti stati americani è legale far scontare la pena a minori di 12 anni all’interno di strutture per adulti.
“I minori detenuti in tali contesti hanno un rischio molto maggiore di morte precoce. Utilizzando dati rappresentativi a livello nazionale - scrivono Silver e i colleghi - è stato dimostrato che l’incarcerazione in un istituto correzionale per adulti prima dei 18 anni è associato a un aumento del 33% del rischio di mortalità dai 18 ai 37 anni”. In alcuni casi, inoltre, si denuncia come l’utilizzo della carcerazione preventiva all’interno di strutture penitenziarie per adulti sia avvenuta a seguito di accuse riguardanti reati non violenti, quindi in piena violazione della legge. “Utilizzando i dati rappresentativi a livello nazionale per 20 anni, abbiamo scoperto che i giovani di età inferiore ai 18 anni rinchiusi in prigioni per adulti subiscono danni significativi alla loro salute mentale nella prima età adulta. In futuro - concludono gli analisti - i politici di ogni Stato del Paese dovranno tenere conto del crescente numero di prove relative ai danni causati ai bambini/adolescenti da leggi antiquate che consentono loro di essere incarcerati insieme agli adulti”.
Si dirà (lo dirà anche il ministro della giustizia Carlo Nordio?): ma si tratta di dati statunitensi. A ben pensare, la vera differenza è che, per quanto riguardo gli Usa le condizioni epidemiologiche vengono analizzate e approfondite, per quando riguarda l’Italia le ricerche sono parziali e approssimative. E, tuttavia, dopo che il sovraffollamento ha raggiunto livelli intollerabili anche negli Istituti penali per minori, cosa questo rappresenti per la salute attuale e lo sviluppo futuro di quei reclusi costituisce un dato cruciale e irrinunciabile. Per non parlare di quei bambini dai 0 ai 3 anni (oggi 24) detenuti con le proprie madri ed esposti a deprivazione sensoriale: alterazione nelle facoltà visive, uditive, olfattive.










