di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 17 luglio 2025
Il ministro che annuncia pene alternative per diecimila detenuti è il Nordio che ci piace. Perché vuol dire che non solo il guardasigilli è consapevole di quei 63.000 detenuti stipati come galline d’allevamento laddove, sia pure strettini, ne dovrebbero stare non più di 47.000, ma anche che è pronto a rimboccarsi le maniche. Il suo sguardo si è soffermato prima di tutto sui detenuti condannati in via definitiva. Non per una svolta radicale come sarebbe quella di incoraggiare il Parlamento all’approvazione della proposta di legge Giachetti-Bernardini sulla liberazione anticipata e l’aumento di detrazione dei giorni. Ma per sollecitare l’applicazione delle norme che consentirebbero la “concessione” di detenzione domiciliare, affidamento in prova ai servizi sociali e semilibertà.
In qualche caso addirittura la liberazione anticipata. Se a questi numeri (persone) si aggiungessero quelli già all’attenzione del ministero, cioè il 15% di chi attende il processo, oltre al 25% di tossicodipendenti da trasferire in luoghi più adatti alla cura e ad altrettanti stranieri da rinviare (difficile) ai lunghi d’origine, la rivoluzione sarebbe fatta. Non sarà così. Ma potremmo accontentarci, se non ci preoccupasse il fatto che anche il Nordio che ci piace sembra invitare alla pigrizia dei suoi operatori e dei giudici di sorveglianza. I quali, per fare questa ricognizione e poi decidere di mandare fuori dalle carceri questi 10.000, si incontreranno solo una volta la settimana per due mesi. Perché non vedersi invece tutti i giorni e risolvere in una settimana? Quarantun suicidi dall’inizio dell’anno e la prospettiva del solito agosto torrido in cui inesorabilmente ne conteremo altri, non le fanno fischiare le orecchie, caro ministro?











