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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 13 agosto 2025

Bavaglio del Ministero sui suicidi in cella: parla Mario Serio, membro dell’autorità nazionale nata a difesa dei diritti dei detenuti. “Ho scritto una lettera al presidente, Riccardo Turrini Vita, per chiedere chiarimenti sulla rettifica - inviata, a mia insaputa, a nome dell’intero Collegio - che, oltre ad allinearsi prontamente alla posizione del Ministero di Giustizia, sostanzialmente smentisce il nostro stesso rapporto sui decessi di detenuti in carcere. Attendo una risposta”.

Il professor Mario Serio - che in quota opposizione fa parte dell’ufficio del Garante nazionale dei diritti delle persone private di libertà insieme alla terza componente, l’avvocata Irma Conti, scelta dalla Lega - torna a sottolineare il suo dissenso con il modus operandi dell’autorità nata per essere terza e indipendente, e finalizzata a garantire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone recluse.

La nota, diramata dall’ufficio del Garante dopo la reprimenda partita da via Arenula, contraddice il vostro stesso report in cui si parla di “situazione preoccupante” riguardo al numero dei suicidi in carcere. Lei ne era a conoscenza?

No, se fossi stato interpellato avrei suggerito di riflettere sulla opportunità di smentire in sostanza noi stessi. Anche perché il comunicato si conclude in modo assolutamente perentorio affermando che nessun’altra interpretazione è consentita. Ma la verità è che la prima interpretazione dei dati era nostra, ed era diversa da quella del Ministero. E allora, quale delle due deve restare in piedi? Sembrerebbe quella del Ministero.

Perché le due versione sono in contraddizione, al di là della piccola differenza sui numeri?

Non ci sono possibilità di conciliazione perché il Garante dice che la situazione è grave ed è destinata a diventarlo ancora di più. Per il Ministero invece il trend è in calo rispetto al 2022 perché c’è una minuscola percentuale di suicidi in meno. Allora, siccome non c’è una lettura comune dei dati, tra le due interpretazioni il Garante aderisce a quella del Ministero, rimangiandosi quella che aveva dato autonomamente.

Non avevate letto il report, prima della pubblicazione?

No, perché si tratta di rapporti di natura obiettiva che elaborano dati provenienti dal Dap, senza un particolare approfondimento critico. Ogni eventuale aggiunta ha solo il carattere dell’ovvietà. Perché, che i suicidi siano 46 o 48, non si può far altro che dire che la situazione, nelle carceri, è allarmante. Non occorre una condivisione collegiale né particolarmente approfondita, perché da sempre - e anche in questo caso - i report sono redatti con grande senso della misura.

C’è il tentativo di scaricare le responsabilità sul professor Giovanni Suriano che ha curato il report?

Mi auguro di no, perché parliamo di un professionista serio. Tra l’altro scelto dall’avvocata Irma Conti come referente diretto per la materia penale in ragione della sua competenza. Ma, vede, l’anomalia non è soltanto questo riallineamento immediato ma è anche la risposta stizzita del Ministero, quasi una manifestazione di delusione. Come a dire: proprio da voi arrivano queste critiche? Ed è la prima volta che accade.

Eppure, ai tempi del Garante Mauro Palma i report erano molto più critici, anche contro governi di centrosinistra...

Il problema è che non viene contestata la veridicità delle informazioni o il metodo di studio. Infatti lo scenario non cambia, se il numero dei decessi varia di poche unità. C’è un unico obiettivo possibile, in materia di suicidi in carcere, un unico numero possibile. Il numero è zero, tutto il resto, qualunque unità si aggiunga allo zero, è comunque una sconfitta.

È il tentativo di azzerare l’indipendenza di un’autorità nata - all’interno di una dialettica democratica di pesi e contrappesi - per fare le pulci alle istituzioni e difendere i diritti delle persone private di libertà?

Non si era mai sentito che il controllato si ribella al controllore che fa il proprio dovere. Contestando il fatto che il Collegio possa esporre analisi critiche, si sta davvero mettendo in crisi il modello di autonomia del Garante, che è tenuto ad esprimere pareri e dare raccomandazioni.

Ieri il sindacato di polizia penitenziaria Spp ha accusato Nordio di tentare “goffamente di negare l’innegabile”. E ha affermato che con questo governo, “come si evince dai dati, i suicidi e i morti totali nelle carceri sono stati per tre anni consecutivi al massimo storico negli ultimi 30 anni”...

Non mi importa se con Nordio siano di più o di meno. Come Garante posso solo dire che il numero dei suicidi e dei morti in carcere deve tendere a zero.

La nota del Collegio sembra portare la firma dell’avvocata Irma Conti. La quale evidentemente ha un rapporto privilegiato con il presidente Turrini Vita, rispetto a lei. È così?

Non credo che abbia un rapporto preferenziale. Forse il presidente non era neppure stato informato, come è già accaduto in altre occasioni.

Vuole dire che ciascuno può emanare comunicati a insaputa del presidente del Collegio? E allora perché non lo fa anche lei?

Perché sono un uomo delle istituzioni.