di Valentina Stella
Il Dubbio, 16 settembre 2026
Difendono la Costituzione, ma non l’umanità della pena: doppio binario delle toghe dopo la vittoria al referendum. Sovraffollamento al 142 per cento, 46 suicidi dall’inizio dell’anno (dati di Ristretti Orizzonti al 9 settembre): la situazione nelle carceri è drammatica, in violazione dell’articolo 27 della Costituzione. Di “Stato illegale” avrebbe parlato Marco Pannella. Eppure l’Anm, ossia l’associazione che si autoproclama custode e difensora della Costituzione più bella del mondo, non è riuscita ad approvare all’unanimità l’adesione a un documento a favore dell’indulto. La motivazione dei contrari? “Non possiamo suggerire al governo che fare”. Peccato che per mesi abbiano fatto una campagna politica contro la riforma costituzionale del ministro Nordio, scioperando pure. E che proprio la massima Carta prevede atti clemenziali.
La verità è che a qualcuno non importa nulla se persone affidate allo Stato muoiono sebbene sotto la tutela di quello stesso Stato, vengono mangiate vive dalle cimici del letto, non hanno tre metri quadri di spazio vitale, non possono lavarsi con l’acqua calda d’inverno né rinfrescarsi con i condizionatori come facciamo noi nelle nostre comode case d’estate, e cucinano insieme a topi e blatte. Ma vediamo nel dettaglio cosa è accaduto sabato al Comitato direttivo centrale.
Il “parlamentino”, ribadendo la necessità di misure concrete di rafforzamento degli uffici dell’esecuzione penale e dei tribunali di sorveglianza, ha deciso di aderire al documento che propone l’adozione di indulto differito, ovvero condizionato alla verifica della sussistenza, in continuità con il percorso trattamentale già avviato in carcere, di un percorso di “uscita” assistito da misure di sostegno professionale e formativo, percorsi di riparazione, mediazione e riconciliazione. Questo risultato è stato raggiunto al termine di un lungo dibattito tra i gruppi.
A votare contro il gruppo dei CentoUno e Magistratura Indipendente, tranne Giuseppe Tango, presidente dell’Anm. Eppure tra i sostenitori di questo atto clemenziale c’è Nicola Mazzamuto, storico esponente di Mi. Secondo la corrente conservatrice “la gravità del problema, alla pari di altri nodi che affliggono la giustizia, richiede soluzioni strutturali e di sistema, non misure settoriali, dai contorni incerti destinate ad aumentare il carico della magistratura senza offrire adeguate garanzie di efficacia”. Ma come ha sottolineato Giulia Locati (Md): “Nel 1929, di fronte a una crisi economica importante, tutti gli economisti classici dicevano che nel lungo periodo si sarebbe riequilibrata la situazione. Ma quello che è stato il più grande economista del ‘900 (John Maynard Keynes, ndr) rispose che “nel lungo periodo saremo tutti morti”. Allora io sono d’accordo nel costruire carceri nuove, nel dare condizionatori, nello scontare la pena in maniera decorosa. Il punto è che intanto che tutto ciò viene fatto sono tutti morti. Dobbiamo intervenire nell’immediato”.
Altro argomento a sfavore: come detto da Cesare Parodi, Filippo Scapellato, Stefano Ammendola e da altri di Mi lontani dai microfoni, “non ci compete” in sostanza. L’incoerenza sottesa a quelle argomentazioni l’ha fatta emergere chiaramente Marcello De Chiara, vice presidente dell’Anm in quota Unicost: “È un argomento che a me lascia molto perplesso. Oggi (sabato, ndr) abbiamo parlato di difesa della Costituzione, abbiamo ragionato su come implementare questa nostra azione”. Il riferimento è al dibattito che si era tenuto ad inizio mattinata su se proseguire l’attività della “Commissione a difesa della costituzione”.
“Rimanere quindi inerti di fronte a una situazione di palese illegalità costituzionale, perché di questo si tratta - ha proseguito De Chiara - a me sembra una contraddizione enorme che noi dobbiamo risolvere perché poi è assurdo immaginare una nostra azione a difesa della Costituzione, a difesa dell’autonomia e dell’indipendenza, e poi voltare le spalle di fronte a una situazione di eclatante illegalità”. E pure Stefano Celli (Md) ha evidenziato il cortocircuito di qualcuno: “Non capisco perché proporre la soluzione, che da ultimo ha detto Andrea Reale, ma anche altri, di costruire nuove carceri non sarebbe politica. Invece sostenere l’indulto sarebbe politica. Quelli che dicono “no, non bisogna fare politica”, in realtà suggeriscono soluzioni politiche, propongono esattamente soluzioni politiche come gli altri”. Anche Rocco Maruotti, segretario dell’Anm in quota Area, ha fatto notare che “amnistia e indulto sono due istituti previsti dalla Costituzione all’articolo 79. Quindi è stata una scelta dei Costituenti, pensata anche per dare senso concreto all’articolo 27, perché evidentemente il problema carceri non è un problema di oggi, ma è un problema antico”.









