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di Ilaria Dioguardi

vita.it, 6 novembre 2025

Negli istituti di pena per poter svolgere attività educative, culturali e ricreative per i detenuti d’ora in avanti bisognerà presentare la domanda alla direzione del Dap e non più al direttore del carcere. I primi progetti sono già saltati. Samuele Ciambriello, portavoce della Conferenza nazionale dei garanti: “Si sta burocratizzando la vita penitenziaria. Questa circolare rischia di far stare i detenuti chiusi 20 ore al giorno in celle strapiene”. E svela che, in un’altra circolare, si affronta il tema della salute attaccando i “pendolarismi ospedalieri” e ordinando ai medici penitenziari di chiamare il 118 solo in caso di pericolo di vita: “Un’invasione di campo, già oggi circa mille detenuti al giorno saltano visite ed esami in ospedale per mancanza di scorte”.

Una circolare del 21 ottobre scorso firmata da Ernesto Napolillo, direttore generale dei detenuti e del trattamento del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, subordina all’approvazione del Dap la realizzazione di ogni iniziativa negli istituti in cui è presente una sezione di alta sicurezza, anche se l’iniziativa non riguarda la stessa alta sicurezza. “Le procedure sono sempre più burocratizzate. Questa circolare coinvolge più della metà degli istituti di pena, e i detenuti di tutte le sezioni di quelle carceri”, dice Samuele Ciambriello, portavoce della Conferenza nazionale dei garanti e garante dei detenuti della Campania. “Ad esempio, a Poggioreale sono presenti 2.157 detenuti, c’è una sezione di alta sicurezza, quindi ogni attività che si fa in quest’istituto, da oggi in poi, deve essere autorizzata dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Solo in piccole carceri, con 70-100 detenuti, ad esempio dove c’è solo la media sicurezza o in cui sono ristrette le persone tossicodipendenti, non occorre l’autorizzazione del Dap”.

Ciambriello si chiede: “Se la magistratura di sorveglianza, su proposta della direzione, fa progetti di scrittura creativa, culturali, musicali, organizza i pranzi a Natale, perché poi bisogna attendere l’autorizzazione da Roma? Il direttore del carcere, il magistrato cosa diventano, amministratori di condominio? Si sta burocratizzando la vita penitenziaria”.

“Tra i 2mila detenuti in Italia che sono studenti universitari, 800 sono nell’alta sicurezza. Le direzioni delle carceri autorizzano i detenuti a partecipare ad attività organizzate con le università, ci sono dei poli universitari: con questa circolare non è più possibile, si rallenta tutto, ogni decisione è in mano agli uffici di Roma”, continua Ciambriello. “Noi utilizziamo il Terzo settore, il volontariato per mantenere alto il livello di inclusione, con attività culturali e ricreative. Il rischio è di tornare indietro. Questa circolare rischia di far stare i detenuti chiusi 20 ore al giorno in celle strapiene, senza la possibilità di svolgere attività”.

“Se il 75% delle persone in carcere ci ritorna è perché il carcere non ha rieducato, non ha portato all’inclusione sociale. Si limita la presenza di cooperative, associazioni, progettualità quando anche nell’alta sicurezza i detenuti hanno cambiato vita grazie al grande aiuto del teatro, delle attività culturali, scolastiche”, prosegue il portavoce della Conferenza dei garanti. “Vorrei che Napolillo si preoccupasse di far attuare il diritto all’affettività. Sono passati quasi due anni dalla sentenza della Corte costituzionale, i colloqui in intimità sono permessi solo in tre istituti di pena, Padova, Terni e Perugia, e solo perché è intervenuto il magistrato di sorveglianza”.