di Marco Cafiero*
progettouomo.net, 23 settembre 2025
A giorni entrerà in vigore il D.M. 24 luglio 2025, n. 128, attuativo della Legge 8 agosto 2024, n. 112, nota come “legge Nordio”. A tal proposito, ritengo opportuno fare alcune riflessioni, non tanto come giurista, ma in qualità di neo-Garante dei diritti delle Persone Private della Libertà Personale del Comune di Genova. La mia attenzione si concentra sulle future strutture di comunità che il Ministro ha prospettato e che ora dovrebbero divenire realtà. Il mio pensiero va a queste strutture perché, al di là dei buoni intenti, che desidero riconoscere fino a prova contraria, vi intravedo delle ingenuità.
L’attuale Governo dimostra di avere a cuore la situazione delle carceri, e non potrebbe essere altrimenti, data l’emergenza riconosciuta da tutte le parti politiche, ma le soluzioni semplicistiche che spostano il problema da un luogo all’altro mi lasciano perplesso. Si parla di strutture leggere, più simili alle Comunità Terapeutiche che a un carcere. Tuttavia, di simile vi è solo il contenitore, poiché sembrano sprovviste di quel valore educativo che il dettato costituzionale imporrebbe alla “pena”.
A prima vista sembra dunque che tutti i fruitori della possibilità di approdare ad una struttura residenziale potrebbero avvalersi di un trampolino di lancio per la futura inclusione definitiva. In realtà si trovano nuovamente a condividere spazi con persone che provengono dallo stesso circuito, pur godendo di una maggiore libertà.
In ogni caso, questa libertà non è così scontata. Tra i requisiti per l’ammissione al beneficio, non è infatti necessario avere già avviato un percorso di reinserimento sociale: questo, se mai, sarà una prerogativa della struttura stessa. Occorre avere i requisiti per l’ammissione a misure penali di comunità, il che fa presupporre l’ingresso di persone già in affidamento in prova; dunque, valutate meritevoli dalla Magistratura di Sorveglianza. Possono però accedervi anche persone in detenzione domiciliare con sole ipotesi lavorative, magari individuate tramite la profilazione realizzata all’interno dell’istituto penitenziario, dove potrebbe essere stato avviato il Progetto “Recidiva Zero”. Un ulteriore requisito è dato dal reddito, equiparato a quello per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Ma che ne sarà di chi lo supera anche di poco, pur non avendo un domicilio?
Nella mia veste di Garante, ritengo fondamentale sottolineare come il territorio, insieme agli enti preposti, sia chiamato ad ampliare le risorse. Quando si parla di percorsi di reinserimento sociale, non si esclude che anche l’opzione volontaria possa rappresentare una opportunità. Ecco che, a mio parere, il Terzo Settore interverrà validamente a riempire di contenuti una scatola che potrebbe apparire vuota. Tuttavia, mi sia consentito esprimere una certa diffidenza quando il decreto coinvolge in questa realtà penitenziaria alleggerita anche soggetti con problemi di dipendenza o disagio psichico che non richiedono un trattamento in apposite strutture riabilitative. Mi sembra un criterio residuale che sottovaluta la necessità di percorsi trattamentali di livello a fronte di situazione ritenute di non particolare allarme.
È possibile ritenere la dipendenza o il disagio psichico di non particolare allarme confidando che un carcere alleggerito possa intervenire su fattori recidivanti e di potenziale allarme? È una domanda che mi pongo e che spero trovi risposta nella creazione di strutture con un alto livello di attenzione alla fase educativa di un percorso che preveda la “riparazione anche del sé”. Ritengo che le Comunità Terapeutiche, spesso in difficoltà per la mancanza di invii, rappresentino già la risposta per questi soggetti, senza dover creare una commistione di problematiche che potrebbe rappresentare la deriva di “buone intenzioni”. Basterebbe ridare slancio al sistema dei servizi accreditati per le dipendenze e per il disagio psichico per raggiungere obiettivi mirati di inclusione sociale. Riflettiamo.
*Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del comune di Genova











