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di Fulvio Fulvi

Avvenire, 10 ottobre 2024

Nella polveriera carcere, al momento anche la possibilità di un reinserimento attraverso un impiego sembra essere in salita. Una delle cause principali dell’attuale disagio negli istituti penitenziari, infatti, è rappresentata dalla mancanza di lavoro. La maggior parte dei detenuti vive quasi tutta la giornata senza fare nulla. Solo il 30% è impiegato, in particolare alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria, in molti casi per poche ore alla settimana. Su questo terreno, Antigone è tornata ieri a incalzare il Guardasigilli. “Dal suo insediamento, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha più volte parlato dell’importanza del lavoro in carcere per il reinserimento sociale delle persone detenute e per abbattere il tasso di recidiva, ma nella pratica si sta facendo l’esatto opposto - ha denunciato Patrizio Gonnella, presidente di Antigo - ne - tagliando del 50% i fondi a disposizione per il pagamento delle persone detenute lavoranti in carcere”.

Il Provveditorato regionale (Prap) del Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta ha rilevato il fabbisogno per mantenere i tassi di occupazione a “2 milioni di euro mentre dal ministero della Giustizia è stato erogato meno del 50% di questa cifra - ha spiegato lo stesso Gonnella - per questo, il Prap ha invitato le direzioni degli istituti a tagliare il numero di persone lavoranti o comunque di ridurre le ore di lavoro che le stesse svolgono. Questi tagli potranno colpire peraltro categorie specifiche di lavoratori: quelli che prestano assistenza ad altri detenuti disabili o non pienamente autosufficienti, o quelli a supporto dell’area pedagogica come bibliotecari e scrivani”. Intanto, dietro le sbarre l’emergenza continua: due giorni fa si è registrato il 75esimo suicidio in cella dall’inizio dell’anno, uno degli esiti della disperazione che si vive ogni giorno dietro le sbarre. Era un detenuto quarantenne di origini maghrebine che sarebbe uscito tra pochi mesi dal carcere per fine pena: si è impiccato martedì sera nella sua cella della Casa di reclusione di Vigevano, in provincia di Pavia nei cui padiglioni il sovraffollamento ha raggiunto livelli sopra ogni sopportabilità.

Nella struttura, infatti, sono 360 le persone ristrette e 218 i posti previsti dal regolamento mentre il numero degli agenti di polizia penitenziaria risulta fortemente sotto organico: ne mancherebbero 75, secondo il segretario generale della Uilpa di settore, Gennarino De Fazio, che denuncia anche la condizione di estremo disagio della categoria: gli addetti alla vigilanza che si sono tolti la vita nei 192 istituti penali italiani nei primi nove mesi del 2024, infatti, sono stati 7. L’emergenza dunque si aggrava. E, poche ore dopo la tragedia di Vigevano, un altro detenuto, nella Casa circondariale di Catanzaro è stato salvato in extremis da due agenti prima che portasse a termine l’estremo gesto. In un mese i decessi per suicidio nelle carceri sono aumentati di 18 unità.

Altra cifra rilevata è quella dei tentativi di suicidio che fino a domenica scorsa erano stati 1.597, in aumento di 103. Nell’ultimo report del Garante nazionale delle persone private della libertà personale, aggiornato al 7 ottobre, figurano 61.914 ospiti “stipati” nelle patrie galere (età media 42 anni, 10.000 dei quali sono in attesa di primo giudizio e il 31,64% è straniero) a fronte di una capienza totale consentita di 51.196 posti e di una effettiva disponibilità pari a 46.812. C’è, quindi, un esubero di 15.102 ristretti. E non solo. In un solo mese i detenuti sono aumentati di 114 unità e il tasso medio di sovraffollamento è schizzato al 132,26%.

Una situazione fuori controllo in molte regioni, tra cui la Campania (dove è avvenuto il maggior numero di suicidi: 9), la Lombardia, la Puglia e il Lazio, le più disastrate dal punto divista penitenziario. Drammatica, se non impossibile, la vita quotidiana nelle celle di San Vittore, a Milano, dove il tasso di sovraffollamento è arrivato al 228,03% e, secondo l’associazione Antigone, oltre la metà dei 1.180 detenuti che vi sono rinchiusi è affetta da disturbi della sfera psichica.

Al Canton Mombello di Brescia la percentuale di “surplus” delle presenze è del 207,14% mentre a Foggia si registra un 205,8%. In totale, nell’81,57% degli istituti di pena viene superato il limite di presenze consentito. L’indagine del Garante sottolinea inoltre la crescente pressione derivante dal numero di nuovi ingressi rispetto alle uscite. Nel periodo tra il 7 ottobre 2023 e la stessa data del 2024, ci sono state 43.146 entrate, mentre 29.574 detenuti sono stati liberati, generando così un saldo negativo di 13.713 unità. Dati allarmanti si registrano anche per quanto riguarda le aggressioni, che sono arrivate a 4.366 (1.623 delle quali a danno del personale di polizia penitenzia) e gli atti di autolesionismo, 9.934 (più 430 rispetto allo stesso periodo del 2023). Le manifestazioni di protesta collettiva sono state invece 1.192 (più 371).