di David Allegranti
La Nazione, 2 maggio 2022
“La pandemia ci ha mostrato tutti i limiti di un mondo penitenziario bloccato e in ritardo su tante questioni”, ha detto il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, presentando l’ultimo rapporto sulle carceri.
“I tassi di recidiva ci raccontano di un modello che non funziona e ha bisogno di importanti interventi, aprendosi al mondo esterno, puntando sulle attività lavorative, scolastiche, ricreative e abbandonando la sua impronta securitaria”. In media, secondo l’associazione, i reati sono 2,37 per detenuto. “Al 31 dicembre 2008 il numero di reati per detenuto era più basso di 1,97.
Dunque diminuiscono i reati in generale, diminuiscono i detenuti in termini assoluti ma aumenta il numero medio di reati per persona”, spiega Antigone. “Al 31 dicembre 2021, dei detenuti presenti nelle carceri italiane, solo il 38 per cento era alla prima carcerazione. Il restante 62 per cento in carcere c’era già stato almeno un’altra volta. Il 18 per cento c’era già stato in precedenza 5 o più volte. Tassi di recidiva dunque alti, su cui sarebbe utile che il ministero raccogliesse dati certi”.
È anche fondamentale, ha detto Gonnella, “che il carcere diventi realmente l’extrema ratio a cui ricorrere solo in casi dove ce ne sia la reale necessità”. Come, peraltro, ha già detto la ministra della Giustizia Marta Cartabia. “Al 31 dicembre 2021 ben 19.478 detenuti (poco meno del 40 per cento del totale dei reclusi), dovevano scontare una pena residua pari o inferiore a 3 anni. Una gran parte di loro potrebbe usufruire di misure alternative”, ha spiegato Antigone. Un aumento di queste misure permetterebbe di porre rimedio anche al cronico sovraffollamento delle carceri italiane: il tasso di affollamento è attualmente del 107 per cento, secondo i posti conteggiati dal ministero. “Tuttavia, se si considerano i posti realmente disponibili, a fronte di reparti e sezioni chiuse o celle inagibili, il tasso supera il 115 per cento.
Un dato su cui pesano sempre meno gli stranieri che al 31 marzo 2022 sono il 31,3 per cento sul totale della popolazione detenuta, con un calo del 5,8% per cento rispetto al 2011. Il loro tasso di detenzione (calcolato nel rapporto tra popolazione straniera residente in Italia e stranieri presenti nelle carceri) ha visto una decisiva diminuzione, passando dallo 0,71 per cento del 2008 allo 0,33 per cento del 2021”.
A dicembre 2021, ha detto Gonnella, “la Commissione per l’innovazione del sistema penitenziario nominata dalla Ministra Cartabia e presieduta dal professor Marco Ruotolo, ha elaborato e consegnato un documento con tutta una serie di riforme che si potrebbero fare in maniera piuttosto rapida. Inoltre la recente nomina di Carlo Renoldi alla guida del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria apre una prospettiva importante da questo punto di vista”.










