di Marco Esposito
Il Mattino, 22 ottobre 2019
In Germania e Gran Bretagna non c'è una soglia minima per il reato penale. In Francia si evita la prigione se la somma nascosta è solo il 10% del reddito dichiarato.
In Germania evadere non è reato. Avete letto bene. Però l'evasione consentita dal codice penale non è quella fiscale bensì l'evasione dal carcere. Si rispetta il principio che ogni essere umano ha un incomprimibile anelito verso la libertà e non può essere punito se riesce a fuggire, ma solo riacciuffato e ricondotto in cella. Invece l'evasione fiscale, quella sì, in Germania è reato penale, perché chi si sottrae ai doveri fiscali sta rubando scuole, strade e ospedali ai propri concittadini.
In Italia è un po' l'opposto. La fuga dal carcere è considerata un'offesa al sistema giudiziario e punita con una pena da uno a tre anni, aggiuntivi, di reclusione. Invece l'evasione fiscale è come un peccatuccio veniale ("kavaliersdelikt", un delitto da gentiluomini, direbbero i tedeschi), una marachella perdonata dall'erario con gli immancabili condoni tributari.
Ecco perché in Italia si discute con tanto fervore del carcere agli evasori fiscali, mentre nel resto d'Europa è del tutto ovvio che chi froda intenzionalmente il fisco commetta un reato che può portare in prigione. In Germania, come del resto in Gran Bretagna, non c'è neppure una soglia minima per il carcere, anche se l'obiettivo non è ovviamente chiudere in cella tutti gli evasori ma solo spaventarli a sufficienza affinché si autodenuncino e paghino le sanzioni.
In Germania per chi chiede di mettersi in regola prima di essere scoperto dalla Finanza, la sanzione è limitata al 5% dell'importo dovuto, più gli interessi legali. Inoltre c'è una sorta di prescrizione, per cui non si può essere perseguiti per frodi fiscali più vecchie di dieci anni. Eppure il carcere come deterrente serve, eccome.
Fece scalpore nel 2007 l'arresto dell'amministratore delegato di Deutsche Post, Klaus Zumwinkel, che aveva nascosto in modo illecito i soldi in Liechtenstein. Fu scoperto perché il governo tedesco comprò un file riservato con i nomi dei clienti di una banca locale. Il capo delle Poste tedesche fu condannato a due anni di reclusione, con pena sospesa, e multato per un milione di euro.
Al processo il giudice affermò che il manager aveva "consapevolmente, meticolosamente e durevolmente" aggirato il fisco, mentre Zumwinkel si difese confessando tutto e dicendo alla corte di aver commesso "il più grande errore" della sua vita.
Da allora sono fioccate le autodenunce, a decine di migliaia, di furbetti tedeschi con i conti nascosti in Svizzera o in altri paradisi bancari. Ed è proseguita la repressione, con centinaia di anni di carcere comminati ogni anno. In Germania la reclusione prevista per gli evasori va da uno a cinque anni, aumentabili a dieci in casi gravi, mentre in Gran Bretagna si arriva a sette anni, anche se il reato di solito viene punito con una multa fino al 100% dell'importo evaso.
In genere però c'è una soglia oltre la quale scatta la punibilità penale dell'evasione fiscale. In Francia c'è un sistema che ricorda quello dei limiti di velocità e cioè una tolleranza pari al 10% del reddito dichiarato. Quindi un contribuente che dichiara 30mila euro e riceve un accertamento dal fisco che corregge la dichiarazione a 33mila euro, sui 3.000 in più deve solo versare una sanzione bonaria. Mentre se l'evasione supera il 10% scatta il codice penale e il carcere fino a cinque anni, che possono salire a sette per "circostanze gravi".
In Francia un condannato eccellente per frode fiscale è Jéróme Cahuzac, ex ministro delle Finanze sotto la presidenza di Frangois Hollande, finito nei guai dopo che un'inchiesta dalla procura di Parigi aveva scoperto i conti bancari segreti in Svizzera, nell'isola di Man e a Singapore per un valore complessivo di 3,5 milioni di euro. Cahuzac nel 2018 è stato condannato a quattro anni di prigione, di cui due con la condizionale, ma è riuscito tra il malumore dei parigini a evitare la prigione: deve rispettare una restrizione delle ore di uscita e sarà controllato con il braccialetto elettronico.
In Spagna, invece, la soglia per le violazioni penali è fissa e scatta se l'evasione supera i 120 mila euro. In tale caso il processo per frode fiscale può concludersi con una reclusione da uno a cinque anni e una sanzione fino a sei volte la somma nascosta all'erario. Inoltre l'evasore, etichettato come contribuente inaffidabile, per un periodo da tre a sei anni perde il diritto a ottenere crediti o aiuti statali oppure di usufruire di incentivi fiscali o contributivi. Un evasore eccellente pizzicato da Madrid è l'ex allenatore del Manchester United, José Mourinho, portoghese, accusato in Spagna di non aver dichiarato i proventi derivanti dai suoi diritti di immagine nel periodo in cui allenava il Real Madrid, tra il 2011 e il 2012, per un danno al fisco spagnolo di oltre 3 milioni di euro. Mourinho è riuscito a evitare i dodici mesi di carcere patteggiando una multa aggiuntiva di 172.800 euro. Un buon prezzo per un anno di libertà.










